La nuova speranza che sollevò lʼanimo del Re, sorgeva commista a non pochi timori. Qualche cosa di più che non fosse il nascimento di un principe di Galles, era necessaria al complemento deʼ disegni del partito gesuitico. Non era molto verosimile che Giacomo vivesse fino a tanto che il suo figliuolo fosse in età da esercitare la potestà regia. La legge non provvedeva al caso dʼun sovrano minorenne. Il regnante principe non era competente a fare per testamento gli opportuni provvedimenti. Il solo corpo legislativo poteva supplire a tale difetto. Se Giacomo, innanzi che si fosse ciò fatto, morisse lasciando un successore di tenera età, il potere sovrano indubitabilmente andrebbe nelle mani deʼ Protestanti. Queʼ Tory, i quali aderivano fermamente alla dottrina, che nulla poteva giustificarli a resistere al loro signore sovrano, non patirebbero scrupoli a snudare la spada contro una donna papista che osasse usurpare la tutela del reame e del Re fanciullo. Lʼesito della contesa non era da porsi in dubbio. Il Principe dʼOrange o la sua moglie sarebbe Reggente. Il giovane Re verrebbe posto nelle mani di istitutori eretici, le cui arti potrebbero speditamente cancellare dalla sua mente le impressioni ricevute nella prima fanciullezza. Egli sarebbe forse un altro Eduardo VI; e la grazia, ottenuta da Dio ad intercessione della Vergine Madre e di San Venifredo, diventerebbe una sciagura.[305] Questo era un pericolo al quale nulla, tranne un Atto del Parlamento, poteva provvedere; ed ottenere tale Atto non era facile.
XXIV. Ogni cosa pareva indicare che ove le Camere venissero convocate, si ragunerebbero in Westminster animate dallo spirito del 1640. Lʼesito delle elezioni delle Contee mal poteva porsi in dubbio. Tutti i liberi possidenti, grandi e piccoli, chierici e laici, erano forte esasperati contro il Governo. Nella maggior parte di quelle città, dove il diritto di votare dipendeva dal pagare le imposte o dallʼoccupare certe possessioni, nessun candidato della corte ardirebbe mostrare il viso. Moltissimi deʼ membri della Camera dei Comuni erano eletti dalle corporazioni municipali, le quali erano state dianzi riordinate con lo scopo di distruggere la influenza dei Whig e dei Dissenzienti. Più di cento collegi elettorali erano stati spogliati del loro privilegio da tribunali devoti alla Corona, o erano stati persuasi a rinunziarlo volontariamente per evitare di esservi costretti. Ogni Gonfaloniere, ogni Aldermanno, ogni cancelliere comunitativo da Berwick a Helstone era Tory e credente nella Chiesa Anglicana: ma i Tory e gli Anglicani adesso più non erano devoti al Sovrano. I nuovi municipi erano più intrattabili degli antichi, e senza dubbio eleggerebbero rappresentanti, il cui primo Atto sarebbe quello di incriminare tutti i papisti del Consiglio Privato e tutti i componenti lʼAlta Commissione.
Nella Camera deʼ Lordi lo aspetto non era meno minaccioso che in quella deʼ Comuni. Egli era certo che la immensa maggioranza deʼ Pari secolari avverserebbe le proposte del Re: e fra tutti i vescovi, che sette anni innanzi erano stati unanimi a difenderlo contro coloro i quali sforzavansi di privarlo del suo diritto ereditario, egli poteva sperare aiuto solo da quattro o cinque adulatori, spregiati daʼ loro colleghi e da tuttaquanta la nazione.[306]
A quanti non erano accecati dalla passione, coteste difficoltà parevano insuperabili. I meno scrupolosi schiavi del Potere mostravano segni dʼinquietudine. Dryden diceva sotto voce che il Re provandosi dʼacconciare le cose, le rendeva più triste, e così dicendo sospirava gli aurei giorni dello spensierato e buon Carlo.[307] Perfino Jeffreys tentennava. Fintanto che rimase povero, mostrossi in tutto e per tutto pronto ad affrontare lʼodio pubblico per amore di guadagno. Ma adesso, per mezzo della corruzione e delle estorsioni, aveva accumulate grandi ricchezze; e desiderava conservarle più presto che accrescerle. Il Re aspramente lo rimproverò di lentezza. Temendo che gli venisse tolto il Gran Sigillo, promise tutto ciò che gli fu chiesto: ma Barillon, scrivendo la cosa a Luigi, notò che il Re dʼInghilterra poteva avere poca fiducia in chiunque avesse qualche cosa da perdere.[308]
XXV. Ciò non ostante, Giacomo deliberò di andare innanzi. La sanzione del Parlamento era necessaria al suo sistema; ed era manifestamente impossibile ottenerla da un libero e legittimo Parlamento: ma non sarebbe stato affatto impossibile, per mezzo della corruzione, delle minacce, dello arbitrio regio, dello stiracchiamento della legge, mettere insieme unʼassemblea che si chiamasse Parlamento e registrasse vogliosamente ogni qualunque editto del Sovrano. Dovevansi nominare tali relatori elettorali che si giovassero del minimo pretesto a dichiarare debitamente eletti i rappresentanti favorevoli al Re. Dovevasi far sapere ad ogni impiegato, dal massimo allʼinfimo, che ove egli desiderasse di ritenere lʼufficio era mestieri, in questa faccenda, mettere il voto agli ordini del Governo. Intanto lʼAlta Commissione terrebbe gli occhi sul clero. I borghi, i quali erano già stati riformati per servire ad un altro scopo, lo sarebbero di nuovo per servire a questo. Il Re sperava con tali mezzi ottenere la maggioranza nella Camera deʼ Comuni; e avuta questa, torrebbe a quella deʼ Lordi ogni arma da nuocere. A lui incontrastabilmente la legge dava la potestà di creare Pari senza limite alcuno; e adesso era risoluto dʼadoperarla. Non desiderava, e certo nessun sovrano potrebbe mai desiderarlo, di rendere spregevole la più alta dignità che la Corona possa concedere. Sperava che chiamando alcuni eredi presuntivi allʼassemblea nella quale col tempo dovevano sedere, e conferendo titoli inglesi ad alcuni Lordi di Scozia e dʼIrlanda, potrebbe assicurarsi la desiderata maggioranza senza nobilitare uomini nuovi in tanto numero da rendere ridicoli la coronetta e lo ermellino, voglio dire i nomi di Duca e di Conte. Ma in caso di necessità non vʼera eccesso a cui egli non fosse pronto a trascorrere. Allorchè fra mezzo una numerosa brigata taluno disse che i Pari sarebbero intrattabili, «Stolto che siete,» esclamò Sunderland rivolto a Churchill, «le vostre compagnie di Guardie saranno tutte inalzate alla dignità di Pari.»[309]
Deliberato dunque di adulterare il Parlamento, Giacomo si pose con metodo ed energia allʼardua opera. Comparve nella Gazzetta un proclama ad annunziare come il Re volesse riesaminare le Commissioni di Pace e di Luogotenenza, e ritenere neʼ pubblici uffici solo queʼ gentiluomini che fossero pronti a sostenere la sua politica.[310] Un comitato di sette consiglieri sedeva in Whitehall onde regolare—era questo il vocabolo—le corporazioni municipali. In quel comitato il solo Jeffreys rappresentava glʼinteressi del protestantismo; e il solo Powis i Cattolici moderati: tutti gli altri membri appartenevano alla fazione gesuitica. Fra essi era Petre, il quale aveva pur allora prestato giuramento di Consigliere Privato. Finchè egli non prese seggio al Banco, la dignità ricevuta era stata un segreto per ciascuno, fuori che per Sunderland. A questa nuova violazione della legge il pubblico sdegno scoppiò in violenti clamori; e fu notato che i Cattolici Romani ne sparlavano più deʼ Protestanti. Il vano ed ambizioso Gesuita ebbe adesso lo incarico di disfare e rifare mezzi i collegi elettorali del Regno. Sotto la direzione del Comitato deʼ Consiglieri Privati fu istituito un Sotto-Comitato composto di faccendieri di grado più basso, ai quali erano affidate le minuzie dellʼimpresa. I Sotto-Comitati locali in tutto il paese comunicavano col seggio centrale in Westminster.[311]
XXVI. Coloro dai quali Giacomo precipuamente sperava aiuto in cotesta nuova ed ardua intrapresa, erano i Lordi Luogotenenti. A ciascuno di costoro furono mandati ordini in iscritto perchè immediatamente si recasse nella propria Contea. Quivi doveva chiamare dinanzi a sè tutti i Giudici di Pace, e far loro parecchie domande congegnate in modo da chiarire come essi si condurrebbero in una generale elezione. Doveva fedelmente notare le loro risposte e trasmetterle al Governo. Doveva presentare una lista di Cattolici Romani e di Dissenzienti che avessero più requisiti per occupare gli uffici civili e militari. Doveva inoltre indagare le condizioni deʼ borghi nella sua Contea, e riferire tutto ciò che fosse necessario a guidare le operazioni dellʼUfficio deʼ Regolatori. Gli fu ingiunto di eseguire cotesti ordini da sè, e inibito di delegare qualunque altra persona.[312]
XXVII. Il primo effetto che tali ordini produssero avrebbe tosto fatto rinsavire un principe meno ebbro di Giacomo. Metà deʼ Lordi Luogotenenti dʼInghilterra perentoriamente ricusarono di prestarsi allʼodioso servigio che da essi voleva il Governo; e furono incontanente destituiti. Tutti coloro sopra i quali piombò questa gloriosa sciagura, erano Pari di gran conto e fino allora considerati come strenui propugnatori della monarchia. È pregio dellʼopera che di taluni sia fatto peculiare ricordo.