Il dì 29 giugno Westminster Hall, Old-Place-Yard, e New-Place-Yard, e tutte le vie circostanti per lungo tratto, erano accalcati di gente. Simigliante uditorio non fu veduto nè prima nè poi nella Corte del Banco del Re. Trentacinque Pari secolari del Regno furono contati fra mezzo alla folla.[393]

Tutti e quattro i giudici della Corte erano ai loro seggi. Wright, il quale presedeva, era stato inalzato al suo alto ufficio sopra molti altri uomini di maggiore abilità e dottrina, solo perchè la servilità sua non conosceva scrupoli. Allybone era Papista, e del suo impiego andava debitore a quella potestà di dispensare, la cui legalità era materia alla presente discussione. Holloway fino allora era stato docile e utile strumento del Governo. Lo stesso Powell che godeva somma riputazione dʼonestà, aveva partecipato a certi atti che era impossibile difendere. Nella famosa causa di Sir Eduardo Hales, Powis, esitando alquanto, a dir vero, e dopo qualche indugio, si era congiunto alla maggioranza del seggio, e in tal modo aveva impresso al proprio carattere una macchia che fu pienamente cancellata dalla onorevole condotta che ei tenne in questo giorno.

La difesa dʼambe le parti non era punto equilibrata. Il Governo aveva daʼ suoi legali richiesto servigi così odiosi e disonorevoli che tutti i più esperti giureconsulti del partito Tory avevano, lʼuno dopo lʼaltro, rifiutato di prestarsi, ed erano stati destituiti daʼ loro uffici. Sir Tommaso Powis, Procuratore Generale, era appena di terzo ordine nella sua professione. LʼAvvocato Generale Sir Guglielmo Williams aveva mente viva e indomito coraggio, ma difettava di giudizio, amava il bisticciare, non sapeva governare le proprie passioni, ed era in odio e dispregio a tutti i partiti politici. I più notevoli assessori dellʼuno e dellʼaltro erano Serjeant Trinder Cattolico Romano, e Sir Bartolommeo Shower Recorder di Londra, il quale era alquanto dotto negli studi legali, ma con le sue nauseanti adulazioni e col perpetuamente ridire il già detto apprestava materia di dileggio a Westminster Hall. Il Governo voleva assicurarsi i servigi di Maynard; ma costui dichiarò che in coscienza non poteva fare ciò che gli si chiedeva.[394]

Dallʼaltra parte si stavano quasi tutti i più illustri ingegni di cui in quella età il fôro potesse gloriarsi. Sawyer e Finch, i quali, quando Giacomo ascese al trono, erano Procuratore ed Avvocato Generali, e mentre si perseguitavano i Whig sotto il regno di Carlo, avevano servito la Corona con soverchio ardore ed esito prospero, erano fra i difensori degli accusati. Vʼerano parimente altri due uomini, i quali, dopo che lʼattività di Maynard era scemata col crescere degli anni, avevano reputazione dʼessere i due migliori legali che si potessero trovare neʼ tribunali. Lʼuno chiamavasi Pemberton, e nel tempo di Carlo II era stato Capo Giudice del Banco del Re; destituito poscia perchè troppo umano e moderato, aveva ripreso lo esercizio della sua professione. Lʼaltro aveva nome Pollexfen; era stato per lungo tempo il principale assessore deʼ giudici nel loro periodico giro per le Contrade Occidentali, e quantunque avesse perduta ogni popolarità difendendo la Corona nel Tribunale di Sangue, e in specie arringando contro Alice Lisle, era a tutti noto chʼegli fosse internamente Whig, per non dire repubblicano. Vʼera anche Sir Creswell Levinz, uomo di grande dottrina ed esperienza, ma singolarmente pusillanime. Era stato destituito dal suo ufficio per avere avuto timore di servire ai fini del Governo. Adesso temeva di mostrarsi fra gli avvocati deʼ vescovi, e in sulle prime aveva ricusato dʼassumerne la difesa: ma lʼintero corpo deʼ procuratori che solevano impiegarlo, lo minacciò di non dargli più nessuna causa, qualora egli ricusasse di assumere quella deʼ vescovi.[395]

Sir Giorgio Treby, abile e zelante Whig, il quale, vigente il vecchio Statuto, era stato Recorder di Londra, difendeva anchʼei gli accusati. Sir Giovanni Holt Avvocato Whig più illustre anco di Treby, non fu chiamato alla difesa, a cagione, per quanto sembra, di qualche pregiudizio che Sancroft aveva contro lui, ma venne privatamente consultato dal Vescovo di Londra.[396] Il più giovane fra i difensori era un avvocato chiamato Giovanni Somers. Non aveva vantaggio di nascita o di ricchezza, nè fino allora aveva avuto il destro di acquistare reputazione agli occhi del pubblico: ma il suo genio, la sua industria, le sue grandi e varie qualità erano note a parecchi suoi amici; e nonostanti le sue opinioni Whig, il suo giusto e lucido modo dʼargomentare, e la costante irreprensibilità della condotta gli avevano già reso benevolo lʼorecchio della Corte del Banco del Re. Johnstone aveva ai Vescovi energicamente dimostrata la importanza di averlo nella difesa; e dicesi che Pollexfen dichiarasse non esservi in Westminster Hall un uomo che potesse, al pari di Somers, trattare una questione storica e costituzionale.

I giurati prestarono sacramento: erano tutti di condizione rispettabile. Ne era capo Sir Ruggiero Langley, baronetto dʼantica ed onorevole famiglia. Gli erano colleghi un cavaliere e dieci scudieri, parecchi deʼ quali erano conosciuti come ricchi possidenti. Vʼ erano alcuni Non-Conformisti, perocchè i Vescovi erano saviamente deliberati di non mostrare diffidenza deʼ protestanti Dissenzienti. Il solo Michele Arnold dava da temere, dacchè essendo egli il birraio del palazzo, sospettavasi che votasse a favore del Governo. Fu detto chʼegli amaramente si lamentasse della posizione in cui si trovava. «Qualunque cosa io faccia,» disse egli «sono sicuro dʼuscirne mezzo rovinato. Se dico: Non Colpevole, non venderò più la mia birra al Re; e se dico: Colpevole, non ne venderò più a nessun altro.»[397]

Finalmente incominciò il processo. Ed è tale, che anche letto con freddezza dopo più dʼun secolo e mezzo, serba tutto lo interesse dʼun dramma. Gli avvocati disputavano da ambo i lati con insolito accanimento e veemenza; lʼuditorio ascoltava con estrema ansietà, quasi la sorte di ciascuno dipendesse dal detto che dovevano profferire i giurati; e il volgere della fortuna era così subitaneo e maraviglioso, che la moltitudine in un solo momento più volte passò dallʼansietà alla gioia, e dalla gioia a più profonda ansietà.

I Vescovi erano accusati dʼavere pubblicato, nella Contea di Middlesex, un falso, maligno, e sedizioso libello. Il Procuratore e lo Avvocato tentarono di provare la scrittura. A questo fine varie persone furono chiamate per testificare delle firme deʼ Vescovi. Ma i testimoni sentivano tanta ripugnanza che la Corte da nessuno di loro potè ottenere una sola chiara risposta. Pemberton, Pollexfen, e Levinz dichiararono che nessuna delle predette testimonianze era atta a convincere i giurati. Due deʼ Giudici, cioè Holloway e Powell, furono della stessa opinione; e in cuore agli spettatori crebbe la speranza. A un tratto i legali della Corona dissero di volere prendere una via diversa. Powis, con rossore e ripugnanza tali da non poterli dissimulare, pose nel banco deʼ testimoni Blathwayt chʼera uno degli scrivani del Consiglio Privato, e trovavasi presente quando i Vescovi furono interrogati dal Re. Blathwayt giurò di averli uditi riconoscere le loro firme. Tale testimonianza era decisiva. «Perchè dunque,» disse il giudice Holloway al Procuratore Generale «se avevate cotesta prova, non lʼavete prodotta in principio, senza farci perdere cotanto tempo?» Allora si conobbe che la difesa della Corona non aveva voluto, senza assoluto bisogno, valersi di questo modo di prova. Pemberton interruppe Blathwayt, lo assoggettò ad un contro-esame, ed insistè perchè raccontasse pienamente tutto ciò chʼera seguito fra il Re e gli accusati. «Questa è curiosa davvero!» esclamò Williams. «Credete voi» disse Powis «di potere liberamente fare ai testimoni tutte le impertinenti domande che vi passano pel capo?» Gli avvocati deʼ Vescovi non erano uomini da lasciarsi soverchiare. «Egli ha giurato» rispose Pollexfen «di dire la verità, e tutta la verità; e a noi fa mestieri una risposta, e lʼavremo.» Il testimone si confuse, equivocò, simulò di frantendere la domanda, implorò la protezione della Corte. Ma era caduto in mani dalle quali non era facile svincolarsi. Infine il Procuratore Generale sʼinterpose, dicendo: «So voi persistete a fare tali dimande, diteci almeno lʼuso che intendete di farne.» Pemberton, il quale in tutto il dibattimento aveva fatto il debito proprio da uomo coraggioso ed accorto, rispose senza esitare: «Signori, risponderò al Procuratore, ed agirò schiettamente con la Corte. Se i Vescovi riconobbero questo scritto sulla promessa della Maestà Sua che la loro confessione non verrebbe adoperata come arma a ferirli, spero che lʼAccusa non se ne voglia slealmente giovare.»—«Voi attribuite a Sua Maestà una cosa chʼio non ardisco nominare,» disse Williams, «e dacchè vi piace di essere tanto importuno, chiedo a nome del Re, che se ne prenda ricordo.»—«Che intendete dire, Signore Avvocato Generale?» disse, interponendosi, Sawyer. «So io quello che dico,» rispose lo apostata; «voglio che nella Corte si prenda ricordo della domanda.»—«Prendete quanti ricordi vi aggrada, io non vi temo, Signore Avvocato Generale,» disse Pemberton. Seguì quindi un rumoroso ed accanito alterco, che a stento fu fatto cessare dal Capo Giudice. In altre circostanze probabilmente avrebbe ordinato di prendere ricordo della domanda, e mandato Pemberton in carcere. Ma in quel gran giorno egli era impaurito. Spesso gettava gli occhi su quel folto drappello di Conti e di Baroni, che lo invigilavano, e forse alla prima apertura del Parlamento potevano essergli giudici. Uno degli astanti affermò che il Capo Giudice aveva tal viso come se credesse ciascuno deʼ Pari ivi presenti avesse nella propria tasca un capestro.[398]

Finalmente Blathwayt fu costretto a fare un minuto racconto di ciò che aveva veduto con gli occhi propri. Da quanto egli disse pareva che il Re non fosse venuto ad espresso patto coi Vescovi. Ma pareva medesimamente che i Vescovi potessero con tutta ragione credere che il patto fosse sottinteso. A dir vero, dalla ripugnanza che avevano i legali della Corona a porre nel banco deʼ testimoni lo scrivano del Consiglio, e dalla virulenza con che sʼopposero al contro-esame di Pemberton, chiaro si deduce che avessero la stessa opinione.

Nondimeno rimase provato che la scrittura era deʼ Vescovi. Ma surse una nuova e più grave obiezione. Non bastava che i Vescovi avessero scritto lʼallegato libello; era necessario provare che lo avevano scritto nella Contea di Middlesex. La qual cosa non solo non potevano provare il Procuratore e lʼAvvocato Generale, ma la Difesa aveva i mezzi di provare il contrario. Imperocchè avvenne che dal tempo in cui fu pubblicata lʼOrdinanza in Consiglio, fino a dopo che la petizione era stata presentata al Re, Sancroft non fosse nè anche una volta uscito dal suo palazzo di Lambeth. In tal guisa ruinava al tutto il fondamento sul quale posava lʼAccusa, e lʼuditorio con gran gioia aspettavasi che i Vescovi fossero immediatamente prosciolti.