La mattina del di 12 dicembre sorse in assai lugubre aspetto. La metropoli in molti luoghi presentava lo spettacolo dʼuna città presa dʼassalto. I Lordi ragunaronsi in Whitehall e fecero ogni sforzo per ristabilire la quiete. Le milizie civiche furono chiamate alle armi. Un corpo di cavalleria fu tenuto pronto a disperdere i tumultuosi assembramenti. Ai governi stranieri fu peʼ gravi insulti data quella soddisfazione che si potè maggiore in quel momento. Fu promesso un premio a chiunque scoprisse le robe rapite in Wild House; e Ronquillo al quale non era rimasto un solo letto o unʼoncia dʼargento, fu splendidamente alloggiato nel deserto palagio dei Re dʼInghilterra. Gli fu apprestata una sontuosa mensa; e gli ufficiali della Guardia Palatina ebbero ordine di stare nella sua anticamera come costumavasi fare col Sovrano. Tali segni di rispetto abbonirono il puntiglioso orgoglio della Corte Spagnuola, e tolsero ogni pericolo di rottura.[577]
V. Ad ogni modo, non ostante i bene intesi sforzi del Governo Provvisorio, lʼagitazione facevasi ognora più formidabile. La fu accresciuta da un caso che anche oggi dopo tanto tempo non può narrarsi senza provare il piacere della vendetta. Uno speculatore che abitava in Wapping, e trafficava prestando ai marini del luogo pecunia ad usura, aveva tempo innanzi prestato una somma, prendendo ipoteca sul carico dʼuna nave. Il debitore ricorse al tribunale detto dʼEquità, per essere sciolto dalla sua obbligazione; e la causa fu portata dinanzi a Jeffreys. Lo avvocato del debitore avendo poche ragioni da allegare, disse che il prestatore era un barcamenante. Il Cancelliere, appena udito ciò, si accese di rabbia. «Un barcamenante! dove è egli? Chʼio lo veda. Ho sentito parlare di quella specie di mostro. A che si assomiglia egli?» Lo sventurato creditore fu costretto a comparire. Il Cancelliere gli rivolse ferocissimo lo sguardo, inveì contro lui, e cacciollo via mezzo morto dallo spavento. «Finchè avrò vita» disse il povero uomo uscendo barcollante dalla corte, «non dimenticherò mai quel terribile aspetto.» Ma finalmente era per lui arrivato il giorno della vendetta. Il barcamenante passeggiava per Wapping, allorquando gli parve di conoscere il riso dʼun uomo il quale faceva capolino dalla finestra dʼuna birreria. Non poteva ingannarsi. Aveva rasi i sopraccigli; vestiva lʼabito di un marinajo di Newcastle ed era coperto di polve di carbone: ma il selvaggio occhio e la bocca di Jeffreys non erano tali da non riconoscersi. Fu dato lʼallarme. In un istante la birreria fu circondata da centinaia di popolani che imprecando scuotevano i loro bastoni. Il fuggitivo Cancelliere ebbe salva la vita da una compagnia della milizia civica; e fu condotto dinanzi al Lord Gonfaloniere. Questi era uomo semplice, vissuto sempre nella oscurità, e adesso trovandosi attore importante in una grande rivoluzione, sʼera sentito venire il capogiro. Gli avvenimenti delle ventiquattro ore decorse, e lo stato pericoloso della Città alle sue cure affidata, lo avevano perturbato di mente e di corpo. Allorchè il grande uomo, al cui cipiglio, pochi giorni avanti, aveva tremato lʼintero Regno, fu tratto al tribunale, bruttato di ceneri, mezzo morto di spavento e seguito da una rabbiosa moltitudine, si accrebbe oltre ogni credere lʼagitazione del male arrivato Gonfaloniere. Convulso e fuori di sè fu trasportato a letto, donde non sorse più. Intanto la folla di fuori cresceva sempre, e orribilmente tempestava. Jeffreys pregò dʼessere menato in prigione. Si ottenne a tale effetto un ordine deʼ Lordi che sedevano in Whitehall; ed ei fu condotto in una carrozza alla Torre. Procedeva scortato da due reggimenti della milizia civica, i quali non senza difficoltà potevano frenare il popolo. Più volte si videro nella necessità di ordinarsi come se avessero a sostenere un assalto di cavalleria, e di presentare una selva di picche alla irrompente plebe. La quale vedendo rapirsi la vendetta teneva dietro al cocchio con urli di rabbia fino alla porta della Torre, brandendo bastoni e scuotendo capestri agli occhi del prigioniero. Lo sciagurato intanto tremava di spavento; arrostava le mani, affacciavasi con occhi stralunati ora a questo ora a quello degli sportelli, e fra il tumulto si udiva gridare: «Teneteli lontani, o signori! Per lʼamore di Dio, teneteli lontani!» Infine dopo aver provate amarezze maggiori di quelle della morte, fu in sicurtà alloggiato nella fortezza, dove alcune delle sue più illustri vittime avevano passati gli estremi giorni della loro vita, e dove egli fu destinato a finire la sua con inenarrabile ignominia ed orrore.[578]
In tutto questo tempo si cercarono diligentemente i preti cattolici romani. Molti vennero arrestati. Due Vescovi, cioè Ellis e Leyburn, furono mandati a Newgate. Il Nunzio che aveva poca ragione a sperare che la moltitudine rispettasse il suo carattere sacerdotale e politico, fuggì travestito da servitore fra la gente del Ministro di Savoja.[579]
VI. Un altro giorno di agitazione e di terrore si chiuse, e fu seguito dalla più strana e terribile notte che fosse mai stata in Inghilterra. Sul far della sera la plebaglia aggredì una magnifica casa pochi mesi avanti edificata per Lord Powis, la quale nel regno di Giorgio II era residenza del Duca di Newcastle, e che si vede anche oggi allʼangolo tra ponente e tramontana di Lincolnʼs Inn Fields. Vi furono mandati alcuni soldati: la plebaglia fu dispersa, la quiete sembrava ristabilita, e i cittadini se ne tornavano in pace alle proprie case, quando sorse un bisbiglio che in un momento divenne tremendo clamore, ed in unʼora da Piccadilly giunse a Whitechapel e si sparse per tutta la metropoli. Dicevasi che glʼIrlandesi lasciati senza freno da Feversham marciavano alla volta di Londra facendo strage dʼogni uomo, donna e fanciullo che incontrassero per via. Allʼuna ora della mattina i tamburi della milizia civica suonavano allʼarme. In ogni dove le donne atterrite piangevano ed arrostavano le mani, mentre i padri e i mariti loro armavansi per uscire a combattere. Prima delle ore due la metropoli presentava un aspetto sì bellicoso che avrebbe potuto atterrire unʼarmata regolare. A tutte le finestre vedevansi i lumi. I luoghi pubblici risplendevano come se fosse pieno giorno. Le grandi vie erano asserragliate. Venti e più mila picche ed archibugi fiancheggiavano le strade. Lʼultima alba del solstizio dʼinverno trovò tutta la città ancora in armi. Pel corso di molti anni i Londrini serbarono viva ricordanza di quella chʼessi chiamavano la Notte Irlandese. Come si seppe non esservi nessuna cagione di timore, il Governo cercò studiosamente dʼindagare lʼorigine della ciarla che aveva fatto nascere cotanta agitazione. Sembra che taluni, che avevano sembianze e vesti di contadini pur allora giunti dalla campagna, spargessero poco prima di mezza notte la nuova neʼ suburbi: ma donde venissero e chi li movesse, rimase sempre un mistero. Poco dopo da molti luoghi arrivarono notizie che accrebbero maggiormente la universale perplessità. Il timore panico non aveva invaso la sola Londra. La voce che i soldati irlandesi disciolti venivano a fare scempio deʼ Protestanti era stata sparsa, con maligna destrezza, in molti luoghi lʼuno a lunga distanza dallʼaltro. Gran numero di lettere, con molta arte scritte a fine di spaventare lo ignorante popolo, erano state spedite per le diligenze, i vagoni, e la posta a varie parti della Inghilterra. Tutte queste lettere giunsero aʼ loro indirizzi quasi nel medesimo tempo. In cento città a unʼora la plebe credè che si appressassero i barbari in armi con lo intendimento di commettere scelleratezze simili a quelle che avevano infamata la ribellione dʼUlster. A nessuno deʼ Protestanti si sarebbe usata misericordia. I figliuoli sarebbero stati costretti per mezzo della tortura a trucidare i loro genitori. I bambini sarebbero confitti alle picche o gettati fra le fiammeggianti rovine di quelle che pur dianzi erano felici abitazioni. Grandi turbe di popolo si raccolsero armate; in taluni luoghi cominciarono a distruggere i ponti ed asserragliare le vie: ma il concitamento presto calmossi. In molti distretti coloro che erano stati vittime di tanto inganno udirono con piacere misto di vergogna non esservi un solo soldato papista che non fosse lontano sei o sette giorni di marcia. Veramente in qualche luogo accadde che alcuna banda dispersa dʼIrlandesi si mostrasse e dimandasse pane; ma non può loro attribuirsi a delitto se non si contentassero di morire di fame; e non vʼè prova che commettessero alcun grave oltraggio. Certo erano meno numerosi di quel che supponevasi comunemente; e trovavansi scorati, vedendosi a un tratto privi di capitani e di vettovaglie framezzo a una potente popolazione, dalla quale erano considerati come un branco di lupi. Fra tutti i sudditi di Giacomo nessuno aveva più ragione ad esecrarlo che questi sciagurati membri della sua Chiesa e difensori del suo trono.[580]
È cosa onorevole al carattere deglʼInglesi, che non ostante la generale avversione contro la religione cattolica romana e la razza irlandese, non ostante lʼanarchia che nacque alla fuga di Giacomo, non ostante le subdole macchinazioni adoperate a inferocire la plebe, non fu commesso in quella congiuntura nessuno atroce delitto. Molte facultà, a dir vero, furono distrutte e rapite; le case di molti gentiluomini cattolici romani aggredite; giardini devastati; cervi uccisi e portati via. Alcuni venerandi avanzi della nostra architettura del medio evo serbano tuttora i segni della violenza popolare. In molti luoghi lo andare e venire liberamente per le strade era impedito da una polizia creatasi da sè, la quale fermava ogni viandante onde sincerarsi con prove se fosse papista. Il Tamigi era infestato da una torma di pirati, che sotto pretesto di cercare armi o delinquenti, mettevano sossopra ogni barca che passava; insultati e maltrattati gli uomini impopolari. Molti che tali non erano, reputaronsi fortunati di potere riscattare le persone e la roba loro donando alcune ghinee ai fanatici Protestanti, i quali senza autorità legittima sʼerano fatti inquisitori. Ma in tutta cotesta confusione che durò vari giorni e si estese a molte Contee, nessuno deʼ Cattolici Romani perdè la vita. La plebaglia non mostrò brama di sangue, tranne nel caso di Jeffreys; e lʼodio di che sʼera reso segno costui poteva piuttosto chiamarsi umanità che crudeltà.[581]
Molti anni dipoi Ugo Speke affermò che la Notte Irlandese era opera sua, chʼegli aveva istigati i villani che posero in concitazione Londra, e che egli era lo autore delle lettere le quali avevano sparso lo spavento in tutta lʼisola. La sua asserzione non è intrinsecamente improbabile: ma non ha altra prova tranne le parole di lui. Egli era uomo bene capace di commettere tanta scelleraggine, e anche capace di vantarsi falsamente dʼaverla commessa.[582]
Guglielmo era impazientemente aspettato a Londra, poichè nessuno dubitava che egli con la energia e abilità sue ristabilisse tosto lʼordine e la sicurezza pubblica. Nondimeno vi fu qualche indugio, del quale il Principe non può giustamente biasimarsi. La sua primitiva intenzione era stata di recarsi da Hungerford ad Oxford, dove, secondo che lo avevano assicurato, avrebbe avuto onorevoli e affettuose accoglienze: ma lo arrivo della deputazione partita da Guildhall lo indusse a cangiare pensiero e correre speditamente alla metropoli. Per via seppe che Feversham, obbedendo ai comandamenti del Re, aveva disciolto lo esercito, e che migliaia di soldati senza freno, e privi delle cose necessarie alla vita, erano sparse per le Contee le quali attraversa la via che mena a Londra. Gli era quindi impossibile di viaggiare con poco seguito senza grave pericolo non solo per la sua propria persona, di cui non aveva costume dʼessere molto sollecito, ma anche pei grandi interessi a lui affidati. Era mestieri che egli si movesse a seconda del muoversi delle sue milizie, le quali in quei tempi non potevano procedere se non lentamente a mezzo il verno per gli stradali della Inghilterra. In cosiffatte circostanze egli perdè alquanto il suo ordinario contegno. «Con me non si deve trattare a questo modo» esclamò egli con acrimonia, «e Milord Feversham se ne avvedrà bene.» Furono presi pronti e savi provvedimenti per rimediare ai mali cagionati da Giacomo. A Churchill e Grafton fu dato lo incarico di raggranellare la dispersa soldatesca e riordinarla. I soldati inglesi vennero invitati a rientrare nello esercito. Agli irlandesi fu fatto comandamento di rendere le armi sotto pena di essere trattati come banditi, ma fu loro assicurato che, obbedendo con pace, verrebbero provveduti del necessario.[583]
Gli ordini del Principe furono quasi senza ostacolo mandati ad esecuzione, tranne la resistenza che fecero i soldati irlandesi che presidiavano Tilbury. Uno di costoro appuntò una pistola contro Grafton; lʼarme non prese fuoco, e lo assassino in sullʼistante fu steso morto da un Inglese. Circa due cento di cotesti sciagurati stranieri coraggiosamente tentarono di ritornare alla loro patria. Impossessaronsi di un bastimento grave di un ricco carico che pur allora dalle Indie era arrivato al Tamigi, e provaronsi di avere a forza piloti a Gravesend. Ma non ne potendo trovare alcuno, furono costretti a confidare in quel poco che essi medesimi sapevano dʼarte nautica. Il legno poco dopo investì contro la spiaggia, e a quei miseri dopo qualche spargimento di sangue fu forza porre giù le armi.[584]
Erano già corse cinque settimane da che Guglielmo era in Inghilterra, duranti le quali gli aveva arriso la fortuna. Egli aveva fatto bella mostra di prudenza e fermezza, e nondimeno gli avevano meno giovato queste virtù sue che lʼaltrui insania e pusillanimità.