Sembra che la deliberazione deʼ Lordi fosse unanime. Ma nellʼassemblea erano alcuni, che non approvavano affatto il provvedimento chʼessi affettavano di approvare, e che desideravano vedere usata verso il Re una severità che non rischiavansi a manifestare. È cosa notevole che capo di questo partito era un Pari, già stato Tory esagerato, che poscia non volle prestare giuramento a Guglielmo: questo Pari era Clarendon. La rapidità onde in cotesta crisi ei passò da uno allʼaltro estremo, parrebbe incredibile a coloro che vivono in tempi di pace, ma non ne maraviglieranno coloro i quali hanno avuto occasione di osservare il corso delle rivoluzioni. Si avvide che lʼasprezza con cui egli al regio cospetto aveva censurato lo intero sistema del governo, aveva mortalmente offeso il suo antico signore. Dallʼaltra parte, come zio delle Principesse, poteva sperare dʼingrandirsi e arricchire nel nuovo ordine di cose che già sʼiniziava. La colonia inglese in Irlanda lo teneva come amico e patrono; ed ei pensava che assai parte della propria importanza riposava sulla fiducia e lo affetto di quella. A tali considerazioni cederono i principii da lui con tanta ostentazione per tutta la sua vita professati. Si recò dunque alle secrete stanze del Principe e gli appresentò il pericolo di lasciare il Re in libertà. I protestanti dʼIrlanda essere in estremo periglio. Uno solo il mezzo ad assicurare loro la roba e la vita, tenere, cioè, Sua Maestà in istretta prigionia. Non essere prudente rinchiuderlo in uno deʼ castelli della Inghilterra: ma potersi mandarlo di là dal mare e chiuderlo nella fortezza di Breda finchè fossero pienamente ricomposte le cose delle Isole Britanniche. Se tanto ostaggio rimanesse nelle mani del Principe, Tyrconnel probabilmente porrebbe giù la spada del comando, e senza strepito la preponderanza inglese verrebbe ristabilita in Irlanda. Se dallʼaltro canto Giacomo fuggisse in Francia, e si mostrasse a Dublino accompagnato da un esercito straniero, ne nascerebbero gli effetti più disastrosi. Guglielmo riconobbe la gravità di cotesti ragionamenti: ma ciò non poteva farsi. Ei conosceva lʼindole di sua moglie, e sapeva bene chʼella non avrebbe mai consentito. E veramente non sarebbe stata per lui onorevole cosa trattare con tanto rigore il vinto suocero. Nè poteva affermarsi come certo la generosità non essere la più sana politica. Chi avrebbe potuto prevedere lo effetto che la severità suggerita da Clarendon produrrebbe nella opinione pubblica della Inghilterra? Era forse impossibile che quello entusiasmo di lealtà, che il Re aveva prostrato con la propria malvagia condotta, risorgesse appena si sapesse egli essere entro le mura di una fortezza straniera? Per queste ragioni Guglielmo si tenne fermissimo a non privare della libertà il proprio suocero; e non è dubbio che ciò fosse savio partito.[599]
Giacomo, mentre si discuteva intorno alla sua sorte, rimase in Whitehall, affascinato, a quanto sembra, dalla grandezza e imminenza del pericolo, e inetto a lottare o a fuggire. La sera giunse la nuova che gli Olandesi avevano occupato Chelsea e Kensington. Il Re nondimeno si apparecchiò a riposarsi secondo il consueto. Le guardie dette Coldstream erano di servizio in palazzo. Le comandava Guglielmo Conte di Craven, uomo vecchio, che cinquanta e più anni prima si era reso famoso nelle armi e negli amori, aveva sostenuto a Creutznach con tanto coraggio la disperata battaglia, che vuolsi il gran Gustavo battendogli la spalla gli dicesse: Bravo!—e credevasi che sopra mille rivali avesse conquistato il cuore della sventurata Regina di Boemia. Craven adesso aveva ottantʼanni, ma il suo spirito non era per anche domo dal tempo.[600]
XII. Erano battute le ore dieci allorquando gli fu annunziato che tre battaglioni di fanteria del Principe con alcune legioni di cavalleria venivano giù pel lungo viale del Parco di San Giacomo con micce accese, e prontissimi ad agire. Il Conte Solmes che comandava gli stranieri disse avere ordine dʼimpossessarsi militarmente dei posti attorno a Whitehall, ed esortò Craven a ritirarsi in pace. Craven giurò di lasciarsi piuttosto tagliare a pezzi: ma come il Re, che stavasi spogliando, seppe ciò che seguiva, vietò al valoroso veterano di fare una resistenza che non poteva essere che vana. Verso le ore undici le guardie Coldstream sʼerano ritirate, e a guardia di ogni angolo del palazzo vedevansi le sentinelle olandesi. Alcuni deʼ servitori del Re chiesero se sarebbesi rischiato a dormire circondato daglʼinimici. Rispose che essi non potevano trattarlo peggio di quel che avevano fatto i suoi propri sudditi, e con lʼapatia di un uomo istupidito dalle sciagure andossene a letto e si pose a dormire.[601]
XIII. Appena erasi fatto silenzio in palazzo quando esso fu nuovamente interrotto. Poco dopo mezzanotte i tre Lordi giunsero da Windsor. Middleton fu chiamato a riceverli. Gli dissero chʼerano portatori dʼun messaggio che non poteva differirsi. Il Re fu destato dal suo primo sonno; ed essi furono introdotti nella sua camera da letto. Gli posero nelle mani la lettera loro affidata, e gli dissero che il Principe tra poche ore arriverebbe a Westminster, e che Sua Maestà farebbe bene a partire per Ham avanti le ore dieci della mattina. Giacomo fece qualche obiezione. Disse non piacergli Ham, essere luogo gradevole in estate, ma freddo e privo di comodi a Natale; oltre di che era senza mobilia. Halifax rispose che sullʼistante verrebbe ammobiliato. I tre messaggieri ritiraronsi, ma furono subitamente seguiti da Middleton, il quale disse loro che il Re preferirebbe Rochester ad Ham. Risposero non avere potestà di consentire al desiderio della Maestà Sua, ma manderebbero tosto un messo al Principe, il quale quella notte doveva alloggiare in Sion House. Il messo partì immediatamente, e tornò innanzi lʼalba recando il consenso di Guglielmo; il quale lo diede di gran cuore: imperciocchè non era dubbio che il Re avesse scelto Rochester come luogo che offriva agevolezza a fuggire, e chʼegli fuggisse era ciò che desiderava il suo genero.[602]
XIV. La mattina del dì 18 dicembre, giorno di pioggia e di procella, il bargio del Re a buonʼora aspettava dinanzi le scale di Whitehall, ed era circondato da otto o dieci barche ripiene di soldati olandesi. Vari Nobili e gentiluomini accompagnarono il Re fino alla riva. Dicesi, e può ben credersi, che piangessero: imperciocchè anche i più zelanti amici della libertà non potevano vedere senza commuoversi la trista e ignominiosa fine dʼuna dinastia che avrebbe potuto essere sì grande. Shrewsbury fece quanto più potè per consolare il caduto Sovrano. Perfino lʼaspro ed esagerato Delamere era intenerito. Ma fu notato che Halifax, che aveva sempre mostrata tenerezza verso i vinti, in quel caso era meno compassionevole deʼ suoi due colleghi. Aveva tuttavia lʼanima invelenita dalla rimembranza dʼessere stato spedito ambasciatore da scherno a Hungerford.[603]
Mentre il bargio reale lentamente procedeva su per le agitate onde del fiume, lo esercito del Principe dallʼoccidente veniva arrivando a Londra. Era stato saviamente ordinato che il servigio della metropoli fosse fatto dai soldati britannici al soldo degli Stati Generali. I tre reggimenti inglesi furono acquartierati dentro e attorno alla Torre, i tre scozzesi in Southwark.[604]
XV. Malgrado il cattivo tempo una gran folla di popolo sʼera raccolta fra Albemarle House e il palazzo di San Giacomo per plaudire al Principe. Tutti i cappelli e i bastoni erano ornati dʼun nastro colore di melarancia. Le campane suonavano per tutta Londra. Le finestre erano tutte piene di candele per la luminara. Nelle strade vedevansi cataste di legna e fascine per accendere fuochi di gioia. Guglielmo nondimeno cui non garbava lo affollarsi e il rumoreggiare della gente, passò traverso al Parco. Avanti notte giunse al palazzo di San Giacomo in un cocchio leggiero, accompagnato da Schomberg. In breve tutte le stanze e le scale del palazzo furono popolate da coloro che erano accorsi a corteggiarlo. E la folla era tanta, che personaggi dʼaltissimo grado non poterono penetrare nella sala dove stavasi il Principe.[605]
Mentre Westminster era in cotesto concitamento, il Municipio in Guildhall apparecchiava un indirizzo di ringraziamenti e congratulazioni. Il Lord Gonfaloniere non potè presedere. Non aveva mai più alzato il capo da letto sino dal giorno in cui il Cancelliere travestito da carbonaio era stato trascinato alla sala della giustizia. Ma gli Aldermanni e gli altri ufficiali del corpo municipale erano ai loro posti. Il dì seguente i magistrati della città recaronsi solennemente a complire il liberatore. La gratitudine loro fu con eloquenti parole espressa dal cancelliere Sir Giorgio Treby. Disse che alcuni Principi della Casa di Nassau erano stati principali ufficiali dʼuna grande repubblica. Altri avevano portata la corona imperiale. Ma il titolo peculiare di questa illustre famiglia alla pubblica venerazione era che Dio lʼaveva eletta e consacrata allʼalto ufficio di difendere il vero e la libertà contro i tiranni di generazione in generazione. Il dì stesso tutti i prelati che trovavansi in città, tranne Sancroft, andarono in corpo al cospetto del Principe; quindi il clero di Londra, cioè gli uomini più cospicui del ceto ecclesiastico per dottrina, facondia e influenza, aventi a capo il loro Vescovo. Erano fra loro alcuni illustri ministri dissenzienti, i quali Compton, a suo sommo onore, trattò con segnalata cortesia. Pochi mesi avanti o dopo, simigliante cortesia sarebbe stata da molti anglicani considerata come tradigione verso la Chiesa. Anche allora un occhio veggente poteva bene accorgersi che la tregua, alla quale le sètte protestanti erano state costrette, non sarebbe lungamente sopravvissuta al pericolo che lʼaveva fatta nascere. Circa cento teologi non conformisti, residenti nella capitale, presentarono un indirizzo a parte. Furono introdotti da Devonshire ed accolti con ogni segno di gentilezza e rispetto. Il ceto legale andò anchʼesso a fare omaggio; lo conduceva Maynard, il quale a novanta anni dʼetà era forte di mente e di corpo come quando in Westminster Hall sorse accusatore di Strafford. «Signore Avvocato» disse il Principe «voi dovete avere sopravvissuto a tutti i legali vostri coetanei.»—«Sì, Altezza,» rispose il vegliardo «e se non venivate voi sopravvivevo anco alle leggi.»[606]
Ma comechè glʼindirizzi fossero molti e pieni di elogi, le acclamazioni alte, le illuminazioni splendide, il palazzo di San Giacomo troppo angusto per la folla deʼ corteggiatori, i teatri ogni notte dalla platea al soffitto adorni di nastri colore di melarancia, Guglielmo sentiva che le difficoltà della sua intrapresa cominciavano allora. Aveva rovesciato un Governo, ma adesso doveva compiere lʼassai più difficile lavoro di ricostruirne un altro. Da quando sbarcò a Torbay finchè giunse a Londra, aveva esercitata lʼautorità, che per le leggi della guerra, riconosciute da tutto il mondo incivilito, appartiene al comandante dʼun esercito nel campo. Adesso era necessario mutare il suo carattere di generale in quello di magistrato; e questa non era agevole impresa. Un solo passo falso poteva esser fatale; ed era impossibile fare un solo passo senza offendere pregiudicii e svegliare acri passioni.
XVI. Alcuni deʼ consiglieri del Principe lo incitavano a prendere a un tratto la corona per diritto di conquista; e poi in qualità di Re spedire muniti del proprio Gran Sigillo i decreti a convocare il Parlamento. Molti insigni giureconsulti lo confortavano ad appigliarsi a tale partito, dicendo essere quella la via più breve di giungere dove, andandovi altrimenti, sʼincontrerebbero innumerevoli ostacoli e contese. Ciò era strettamente conforme al felice esempio dato da Enrico VII dopo la battaglia di Bosworth. Farebbe ad un tempo cessare gli scrupoli che molti spettabili uomini sentivano quanto alla legalità di trasferire il giuramento di fedeltà da un sovrano ad un altro. Nè la legge civile nè quella della Chiesa Anglicana riconoscevano neʼ sudditi il diritto di detronizzare il Sovrano. Ma nessun giureconsulto, nessun teologo negò mai che una nazione vinta in guerra, potesse senza peccato sobbarcarsi al volere del Dio degli eserciti. Difatti dopo la conquista caldea, i più pii e patriottici degli Ebrei non crederono di mancare al proprio debito verso il Re loro, servendo lealmente il nuovo signore dato loro dalla Provvidenza. I tre confessori, che erano rimasti miracolosamente illesi nellʼardente fornace, tennero altri uffici nella provincia di Babilonia. Daniele fu ministro dello Assiro che soggiogò Giuda, e del Persiano che soggiogò lʼAssiria. Che anzi lo stesso Gesù, il quale secondo la carne era Principe della Casa di David, comandando ai suoi concittadini di pagare il tributo a Cesare, aveva voluto significare che la conquista straniera annulla il diritto ereditario ed è titolo legittimo di dominio. Era quindi probabile che un gran numero di Tory, quantunque non potessero con sicura coscienza eleggersi un Re, accetterebbero senza esitazione quello che gli eventi della guerra avevano dato loro.[607]