Jeffreys parlò contro la proposta con quel rozzo e feroce stile di cui egli era maestro; ma si accôrse subito non essere così agevole atterrire gli alteri e potenti baroni dʼInghilterra nella loro sala, come lo era intimidire gli avvocati, il cui pane dipendeva dal favore, o gli accusati le cui teste erano nelle mani di lui. Un uomo che abbia passata la vita ad aggredire ed imporre ad altrui, sia quale si voglia supporre il suo coraggio ed ingegno, generalmente, qualvolta è rigorosamente aggredito, fa meschina figura: imperciocchè, non essendo avvezzo a starsi sulla difensiva, si confonde; e il sapere che tutti glʼinsultati da lui godono della sua confusione, lo confonde vie maggiormente. Jeffreys, per la prima volta da che era divenuto grandʼuomo, veniva incontrato a condizioni uguali da avversari che non lo temevano. A soddisfazione universale, era quella la prima volta chʼegli passava dallo estremo dellʼinsolenza allo estremo dellʼabbiettezza, e non potè frenarsi di spargere lacrime di rabbia e di dispetto.[33] Nulla, a dir vero, mancò ad umiliarlo; poichè la sala era piena di circa cento Pari, numero maggiore anche di quello che vi sʼera trovato nel gran di del voto intorno alla Legge dʼEsclusione. Arrogi che vʼera presente anche il Re. Carlo aveva avuto costume di assistere alle tornate della Camera deʼ Lordi per sollazzo, e spesso era solito dire che una discussione gli era di piacevole intertenimento al pari dʼuna commedia. Giacomo ci andò non per divertirsi, ma con la speranza che la propria presenza fosse di qualche freno alla discussione. E sʼingannò. Gli umori della Camera si manifestarono con tanto vigore, che dopo una pungentissima orazione fatta da Halifax a concludere, i cortigiani non vollero avventurarsi allo squittinio di divisione. Fu stabilito un giorno prossimo a prendere in considerazione il discorso del Re; e fu ordinato che tutti i Pari i quali non fossero in luoghi molto distanti da Westminster, si trovassero al proprio posto.[34]

XIX. Il dì seguente, il Re in tutta pompa andò alla Camera deʼ Lordi. LʼUsciere della Verga Nera intimò ai Comuni di recarsi alla sbarra; e il Cancelliere annunziò che il Parlamento era prorogato fino al giorno decimo di febbraio.[35] I membri che avevano votato contro la Corte, furono destituiti dai pubblici uffici. Carlo Fox fu cacciato dalla Pagatoria. Il vescovo di Londra cessò dʼessere Decano della Cappella Reale, e il suo nome fu casso dalla lista deʼ Consiglieri Privati.

Lo effetto della proroga fu di porre fine ad un processo della più alta importanza. Tommaso Grey, Conte di Stamford, discendente da una delle più illustri famiglie dellʼInghilterra, incolpato di crimenlese, era stato di recente preso e posto in istretta prigionia dentro la Torre. Lo accusavano dʼessere stato implicato nella congiura di Rye House. La esistenza del fatto era stata dichiarata dai Grandi Giurati della Città di Londra, e la causa era stata portata alla Camera deʼ Lordi, che erano il solo tribunale dinanzi a cui un Pari secolare, durante la sessione del Parlamento, potesse essere processato per grave delitto. Il dì stabilito allo esame del caso era il primo di decembre; erano stati dati ordini perchè nella sala di Westminster si facessero gli apparecchi bisognevoli. A cagione della proroga, la causa venne differita ad un tempo indefinito; e Stamford fu tosto messo in libertà.[36]

Tre altri Whig di grande importanza stavano già incarcerati allorquando si chiuse la sessione: cioè Carlo Gerard, Lord Gerard di Brandon, primogenito del conte di Maclesfield; Giovanni Hampden, nipote del rinomato capo del Lungo Parlamento; ed Enrico Booth, Lord Delamere. Gerard e Hampden erano accusati come complici della Congiura di Rye House, Delamere, di avere favorita la insurrezione delle Contrade Occidentali.

XX. Non era intendimento del Governo far morire Gerard o Hampden. Grey, prima che acconsentisse a testificare contro di loro, aveva patteggiato per la vita loro.[37] Ma vʼera anche una ragione più forte a lasciarli vivi. Erano eredi di grosso patrimonio; ma i genitori loro vivevano ancora. La Corte, quindi, poteva ottenere poco in via di confisca, ma molto in via di riscatto. Gerard fu processato, e dalle assai scarse notizie che ci rimangono, eʼ sembra che si difendesse con grande animo e con vigorose parole. Vantò gli sforzi e i sacrifici fatti dalla sua famiglia per la causa di Carlo I, e provò che Rumsey, quel desso che inventando una storiella aveva assassinato Russell, e poi Cornish dicendone unʼaltra, era testimone affatto indegno di fede. I Giurati, dopo qualche esitazione, lo dissero colpevole. Dopo una lunga prigionia, a Gerard fu concesso di redimersi.[38] Hampden aveva ereditate le opinioni politiche e gran parte delle esimie doti dellʼavo, ma era degenerato dalla probità e dal coraggio onde lʼavo erasi tanto predistinto. Eʼ pare che lo accusato, per crudele astuzia del Governo, fosse lungamente tenuto in una agonia di dubbio, affinchè la sua famiglia sʼinducesse a pagare assai caro il perdono. Il suo spirito prostrossi sotto il terrore della morte. Condotto al banco degli accusati, non solo si confessò reo, ma disonorò il nome illustre chʼegli portava, con sommissioni e suppliche abiette. Protestò di non essere stato partecipe del secreto disegno di assassinare Carlo e Giacomo, ma confessò di avere meditata la ribellione; dichiarossi profondamente pentito del fallo, implorò la intercessione deʼ Giudici, giurando che ove la reale clemenza si stendesse sopra lui, dedicherebbe intera la vita a mostrare la propria gratitudine. I Whig a tanta pusillanimità divennero furiosi, ed altamente dichiararono lui meritare più biasimo di Grey, il quale, diventando testimonio del Governo, aveva serbato un certo decoro. Ad Hampden fu perdonata la vita; ma la sua famiglia pagò alcune migliaia di lire sterline al Cancelliere. Altri cortigiani di minore momento estorsero da lui altre somme più tenui. Lo sciagurato aveva spirito bastevole a sentire la vergogna in cui sʼera gettato. Sopravvisse di parecchi anni al giorno della propria ignominia. Ei visse per vedere il proprio partito trionfante, avere in esso importantissima parte, innalzarsi nello Stato, e far tremare i propri persecutori. Ma una rimembranza insopportabile gli attoscava tanta prosperità. Non riacquistò mai la gaiezza dello spirito, e finalmente di propria mano si tolse la vita.[39]

XXI. Che Delamere, ove avesse avuto mestieri della regia clemenza, lʼavrebbe potuta ottenere, non è molto probabile. Egli è certo che tutto il vantaggio che la lettera della legge dava al Governo, fu adoperato contro lui senza scrupolo o vergogna. Era in condizioni diverse da quelle in cui trovavasi Stamford. Lʼaccusa contro costui era stata portata dinanzi alla Camera deʼ Lordi mentre il Parlamento era in sessione, e però non poteva essere processato se non alla riapertura del Parlamento. Tutti i Pari avrebbero allora avuto un voto da dare, e sarebbero stati giudici di diritto e di fatto. Ma lʼatto dʼaccusa contro Delamere non fu prodotto fuori se non dopo la proroga.[40] Egli era, quindi, soggetto alla giurisdizione della corte del Lord Gran Maggiordomo. Questa corte, alla quale appartiene mentre è chiuso il Parlamento la cognizione deʼ delitti di tradimento e di fellonia commessi dai Pari secolari, era allora siffattamente costituita, che nessuno accusato di delitto politico poteva sperare un processo imparziale. Il Re nominava il Lord Gran Maggiordomo. Questi, a proprio arbitrio, nominava vari Pari a giudicare il loro accusato confratello. Al numero loro non era limite. Una semplice maggioranza di voti, purchè fosse di dodici, serviva a dichiarare colpevole. Il Gran Maggiordomo era solo giudice di diritto; e i Lordi erano Giurati per pronunciare sul fatto. Jeffreys fu nominato Gran Maggiordomo. Scelse trenta Pari, e la scelta fu qual poteva aspettarsi da siffatto uomo in simiglianti tempi. Tutti queʼ trenta per opinioni politiche procedevano avversi allo accusato. Quindici erano colonnelli di reggimenti, e potevano essere destituiti a volontà del Re. Tra gli altri quindici erano il Lord Tesoriere, principale segretario di Stato, il Maggiordomo e il Sindaco di Palazzo, il Capitano della Banda deʼ Gentiluomini Pensionisti, il Ciamberlano della Regina, ed altri individui fortemente vincolati alla Corte. Nondimeno, Delamere aveva alcuni grandi vantaggi sopra i colpevoli di minor grado processati in Old Bailay. Quivi i Giurati, violenti uomini di partito, presi per un solo giorno dagli Sceriffi cortigiani fra la massa della società, e rimandati poi nella massa, non avevano freno di rossore; e poco avvezzi a giudicare della evidenza del caso, seguivano senza scrupolo le voglie del seggio. Ma nella corte del Gran Maggiordomo, ogni Giurato era uomo esperto neʼ gravi negozi, e considerevolmente noto al pubblico; e doveva profferire separatamente, e sullʼonor suo, la propria opinione dinanzi a un numeroso concorso. Quella opinione, insieme col suo nome, sarebbe andata in tutte le parti del mondo e rimasta nella storia. Inoltre, quantunque i nobili scelti fossero tutti Tory e quasi tutti impiegati, molti di loro avevano cominciato a sentire inquietudine della condotta del Re, e dubitavano un giorno non sʼavessero a trovare nel caso di Delamere.

Jeffreys si condusse, secondo lʼusato, con iniquità ed insolenza. Serbava in petto un vecchio rancore che lo irritava. Era stato capo Giudice di Chester allorquando Delamere, che allora chiamavasi il Signor Booth, rappresentava quella Contea in Parlamento. Booth aveva mosso amarissima querela nella Camera deʼ Comuni perchè i più cari interessi deʼ suoi elettori erano affidati ad un buffone briaco.[41] Il giudice vendicativo, ora non arrossì di adoperare artifici tali, che sarebbero stati criminosi anche in un avvocato. Ricordò ai Lordi Giurati con significantissime parole, che Delamere in Parlamento erasi opposto alla condanna infamante di Monmouth; fatto che non era nè poteva essere provato. Ma non era in potestà di Jeffreys intimorire un sinodo di Pari, come era avvezzo a fare verso i Giurati ordinari. La testimonianza addotta dalla Corona si sarebbe forse reputata ampiamente bastevole nel giorno giuridico nelle Contrade Occidentali o nelle sessioni di Città, ma non poteva per un momento imporre ad uomini come Rochester, Godolphin e Churchill; nè essi, con tutti i falli loro, erano sì depravati, da condannare a morte un uomo contro le più semplici norme della giustizia. Grey, Wade e Goodenough furono dal Governo addotti come testimoni, ma poterono solo ripetere ciò che avevano udito dire da Monmouth e dagli emissari di Wildman. Fu dimostrato con incontrastabile evidenza che un ribaldo, di nome Saxton, principale testimonio dellʼaccusa, già stato implicato nella ribellione, ed ora affaccendato a procacciarsi il perdono testificando contro tutti glʼinvisi al Governo, aveva detto gran numero di menzogne. Tutti i Lordi Giurati, da Churchill, il quale come il più giovane deʼ baroni parlò primo, fino al Tesoriere, dichiararono sullʼonor loro, che Delamere non era colpevole. La gravità e la pompa del processo fece profonda impressione nellʼanimo del Nuncio, ancorchè fosse assuefatto alle cerimonie della Corte di Roma, le quali per solennità e magnificenza vincono tutte le cerimonie del mondo.[42] Il Re, che vʼera presente, e non poteva muovere lamento della sentenza evidentemente giusta, montò in furore contro Saxton, giurando che lo sciagurato sarebbe stato prima posto alla berlina, come reo di spergiuro, innanzi a Westminster Hall; e poi mandato nelle contrade occidentali, per essere appeso alle forche e squartato come reo di tradimento.[43]

XXII. La pubblica esultanza, come si seppe che Delamere era stato assoluto, fu grande. Il regno del terrore era finito. Lʼinnocente incominciava a respirare liberamente, e il falso accusatore a tremare. Non può leggersi senza lacrime una lettera scritta in questa occasione. Giunse alla vedova di Russell nella sua solitudine la nuova, e le suscitò nellʼanima un misto di sentimenti diversi. «Rendo grazie a Dio» scriveva ella, «che ha posto alcun freno allo spargimento del sangue in questo misero paese. Ma mentre me ne rallegro con altrui, mi tiro da parte a piangere. Più non mi sento capace di godere; ma ogni nuova circostanza, il paragonare la mia notte di dolore, dopo un tanto giorno, con le loro notti di gioia, o per un pensiero o per un altro, mi tortura lʼanima. Comecchè io sia lungi dal desiderare che le loro ore trascorrano come le mie, non posso frenarmi talvolta di lamentare che le mie non siano simili alle loro.»[44]

Adesso il vento era cangiato. La morte di Stafford, accolta con segni di tenerezza e di rimorso dalla plebaglia, alla cui rabbia egli era stato sacrificato, stabilisce il finire di una proscrizione. Il proscioglimento di Delamere stabilisce il chiudersi dʼunʼaltra. I delitti che avevano disonorato il procelloso tribunato di Shaftesbury, erano stati terribilmente espiati. Il sangue deglʼinnocenti papisti era stato più che dieci volte vendicato dal sangue deʼ fervidi protestanti. Unʼaltra grande reazione era incominciata. Le fazioni andavano speditamente prendendo nuove forme. I vecchi collegati scindevansi. Si congiungevano i vecchi nemici. I mali umori spandevansi in tutto il partito fino allora predominante. Una speranza, comunque per allora debole e indistinta, di vittoria e vendetta, rianimava il partito che pareva estinto. In siffatte condizioni si chiuse il 1685, anno torbido e pieno dʼeventi, e incominciò il 1686.