Che per serbar della sua Patria i fregi
Le più superbe teste adegua a l'ime.
Ecco ripullular gl'antichi pregi
De' Codri, e degl'Ancuri e de' Trasiboli
S'oggi un vil pescator dà Norma ai Regi.
Salvator Rosa — Satire, la Guerra
Tra i moltissimi scrittori sincroni o quasi, che narrarono le vicende della rivoluzione napoletana del 1647-48, non mancarono coloro, che vollero dar ai lontani e tramandare ai posteri, notizia delle fattezze, delle abitudini, della vestitura e del carattere del famoso pescivendolo, che fu l'iniziatore di quel moto meraviglioso. Essi furono il dottor Aniello della Porta[245]; il dottor Tizio della Moneca[246]; ed il noto letterato e genealogista Giuseppe Campanile[247], nei loro Diarii tuttora inediti; ed il Giraffi o Liponari[248], il Della Torre[249], il Birago[250], ed il Buragna[251], autori di opere sull'argomento già divulgate per le stampe, e finalmente il Sauli, non ha guari edito[252]; tutti per lo più testimoni oculari dei fatti che narrano.
Ora, secondo costoro, che io qui confronto e riassumo concordando ed interpretando al meglio le loro parole, che sia per ignoranza, sia per modo diverso di vedere, o di apprezzamenti, sia per poca proprietà di linguaggio, sono talvolta oscure o diverse, Masaniello era un giovine di mezzana e quasi bassa statura[253], di corpo più tosto magro e svelto[254], di bruna carnagione[255] e di bello e piacevole aspetto[256]. Aveva i capelli castagni che erano tagliati ed attondati sulla fronte larga e formavano una corta zazzerina da dietro[257], gli occhi erano neri o cervoni ma vivacissimi[258], il viso più lungo che tondo[259], il naso lungo[260]; era senza barba[261] e con piccoli baffi biondi sul labbro[262].
Il suo ordinario abbigliamento, secondo che concordemente attestano gli stessi scrittori del tempo, consisteva in una camicia ed in mutande di tela grossa e ruvida, ed in una coppola o berretto rosso da marinajo in testa. Andava scalzo e portava le gambe ignude. Un abitino della Madonna del Carmine gli pendeva sul petto, ed anche, secondo alcuni, una piccola corona dal fianco. Qualche volta portava “nel collo involta una tovaglia per asciugare col soverchio caldo ed affanno i continui sudori della fronte„[263]. Nei giorni del suo impero ordinariamente il detto abito era di dobletto bianco, e aveva spesso una coltella sfoderata in mano[264]. Se non che quando agli 11 luglio andò a Palazzo, ed ai 13 al Duomo per volontà del cardinale arcivescovo Filomarino, usò un vestito di lama bianco di argento, ed un cappello con piume bianche[265], come si vede nel quadro di Micco Spadaro.
Così i diaristi e gli storici contemporanei descrissero il celebre pescivendolo. Nè, d'altra parte, mancarono artisti che col pennello, col bulino, con la cera, o in qualche altro modo cercassero di rappresentare con più evidenza ed al naturale l'immagine sua. Che anzi, se dovesse credersi al de Dominici, parecchi e dei più famosi pittori della scuola napoletana, gareggiarono a farne il ritratto.