Notizie invece più sicure sul proposito, tramandate a noi da alcuni scrittori contemporanei, ci possono condurre a più sicure congetture. Narra il Campanile che, ucciso Masaniello ai 16 luglio, la sua testa, dopo essere stata portata sopra una picca in trionfo per la città, fu riposta nella conservazione dei grani, che stava alla salita degli Studii, dove abitava Michelangelo Ardizzone, capo degli uccisori, e che lavata con vino e con mirra, ivi egli vide che se ne faceva più di un ritratto da un pittore. Così pure il de Santis racconta che il popolo dolente e pentito della morte del suo Capitan-generale, prese il suo cadavere dai fossi di Porta Nolana, ove era stato gettato, e lavatolo nel Sebeto lo condusse alle fosse del grano, ove l'unì alla testa, e così ravvolto in un lenzuolo lo portò nella chiesa del Carmine. Ivi, mentre si preparavano le solenni esequie, acconciatolo all'uopo, molti pittori fecero il suo ritratto, e ne furono formati ancora alcuni in cera molto al naturale e ognuno ne cercava, ognuno ne voleva senza guardare a prezzo[279].
Da tutto ciò, dunque, si può con maggiore fondamento e senza le fantasticherie del de Dominici determinare come e quando principalmente furono dipinti i ritratti di Masaniello, di cui si può avere notizie, e che hanno esistito o che esistono tuttora.
Di questi ritratti, per quanto io so e per quanto dalle ricerche da me fatte per circa un mezzo secolo mi è riuscito ricavare, un solo conosco, che forse presenta i caratteri di autenticità che si possono desiderare, ed è il quadro che si conserva dal Principe Rospigliosi in un suo castello di Toscana.
Il Duca Proto di Maddaloni, da pochi anni mancato ai vivi, uomo di molto e vivace ingegno, di svariata cultura, ma scrittore di non sicura erudizione, soleva dire spesso che in casa di quella nobilissima famiglia conservavasi il vero ritratto di Masaniello. Egli con maggiori particolari, ma con parecchie inesattezze, in un giornale del 1887 scriveva lo stesso[280].
Ora ciò ricordandomi e desiderando di avere maggiori chiarimenti sul proposito, affinchè ne avessi potuto parlare con sicurezza in questa mia scrittura, io, in nome della Società Napoletana di Storia Patria, alla quale ho l'onore di presedere, agli 8 ottobre dello scorso anno, scrissi all'egregio Principe a Roma, perchè ci avesse favorito qualche notizia intorno ad un tal quadro, dimandandogli se, nel caso fosse esistito veramente, permetteva che se ne cavasse una fotografia per pubblicarla a corredo della mia illustrazione. Il nobil Uomo, con squisita cortesia, mi fece rispondere dal figlio ai 12 dello stesso mese, nei seguenti termini: “Molti anni fa il compianto nostro amico Duca di Maddaloni, ci asseriva, noi dover possedere un ritratto autentico di Masaniello, riportato da Napoli e regalato al Pontefice Clemente IX, prima Cardinale Giulio Rospigliosi, dal Nunzio Altieri[281]. Quest'ultimo succedette nel pontificato a Clemente IX, prendendo il nome di Clemente X. Dove il nostro lamentato amico avesse attinto la notizia del quadro, non ho potuto mai sapere; fatto si è, che rovistando a casa tra vecchi quadri esistenti in una camera della nostra villa di Lamporecchio io stesso, rinvenni due ritratti con un'iscrizione in basso di tutte lettere confuse, al disopra delle quali, a guisa di chiave, era un numero. Ordinando le lettere a seconda di questo, componevano, l'una il nome di Masaniello e l'altra quello di Cecco d'Ascoli. Presi cura di far restaurare e rintelare il ritratto che lo interessa, ed ora non è che a dirle, che di buon grado mio Padre lo mette a sua disposizione per farlo riprendere in fotografia, trasportandolo all'uopo ancora in Firenze, se ciò in qualche maniera agevolasse la cosa„.
Profittando così di tanta gentilezza, noi facemmo rilevare in fotografia dall'Alinari il quadro, che qui riproduciamo in fototipia.
Il Capo-popolo è, come si vede, raffigurato in piedi fin oltre il ginocchio; ha il capo scoverto, i capelli attondati sulla fronte con la zazzerina al didietro, ha gli occhi grandi e vivaci, piccoli mustacchi e non ha pelo sul mento. Sta in un atteggiamento di comando con la mano sinistra sul fianco e con la destra distesa che stringe una spada rivolta in giù. Porta al collo l'abitino del Carmine che si scorge sul petto abbrunato ed il noto vestito da marinaro, camicia e mutande di tela. Tra lo sparato della camicia si vede una carta piegata a modo di supplica, ove si legge: “All'Ill.mo Sig. Tommaso Aniello d'Amalfi Capitan generale del fedelissimo popolo napoletano„. A piedi del quadro è un cartello con varie lettere maiuscole che non fanno senso, ma che si ordinano con i numeri sovrapposti, probabilmente in tempi posteriori, e dicono Masaniello; ma il mistero, come ognun vede, è affatto inutile, perchè più sopra, nella supplica, il nome del personaggio dipinto si legge assai chiaramente.
Il ritratto, a quanto pare, e secondo che mi assicurano il Palizzi ed il Morelli, solenni maestri nell'arte, non è preso dal vero o almeno da un personaggio vivo. Il pittore, mediocre artista, lavorò forse più di memoria che sull'originale, e cercò evidentemente abbellire il soggetto che doveva ritrarre.
Dei ritratti in cera, oltre quelli ricordati dal de Santis, sappiamo che se ne fecero anche altri, quand'era ancor vivo. Vincenzo dei Medici, residente toscano in Napoli, ai 20 agosto del 1647 scriveva al Gran Duca nei seguenti termini: “Mi è capitato alle mani due ritratti di cera di Maso Aniello, che erano fatti per il Vicerè, per mandarli in Spagna; e per la memoria di quest'uomo, che perturba assai la memoria di S. E., è svanito il trattato. Mi è riuscito, con gran difficoltà di averli; e li mando a S. E. assicurandolo, che nessuno arriverà mai ad avere un tal naturale, per essere fatto quando era vivo, e nemmeno l'artefice ne ha copia. E questo è quello plebeo, il più vile di 600000 persone, che più volte ha toccato la barba del signor Vicerè, con dirli “che non temesse stravaganze del mondo„[282].
Anche il residente di Modena in Napoli Francesco Ottonelli con dispaccio dei 23 luglio 1647 mandava al Duca in disegno il ritratto di Masaniello ed una relatione degli accidenti nati doppo la morte di lui, ma disgraziatamente ora l'uno e l'altra mancano in quell'Archivio di Stato[283].