Uno dei ritratti in cera ricordati dal de Santis sembra quello che ora si conserva qui in Napoli nel ricco ed importante Museo del Duca di Martina. Guardandolo attentamente si arguisce ben tosto che dovette essere fatto dopo la morte di Masaniello. È una teca rotonda, con capsula di rame dorata con cristallo avanti. Nel fondo, attaccato su tavoletta circolare, si vede la testa di Masaniello fatta in cera, dipinta a colori naturali e verniciata. La tinta della carnagione è molto bruna. Ha i capelli arruffati, gli occhi spalancati e la lingua molto sporgente dalla bocca. Pare la testa di un impiccato.

Il fondo della teca è dipinto di color grigio, e in giro ha l'iscrizione a caratteri rosso-cupi che dice: “Ritratto di Masaniello fatto dal vero poco dopo morto G. B. Bianco fecit„. Di costui non ho trovato notizia finora.

Parecchie poi sono le figure incise nella seconda metà del secolo XVII in rame o ad acquaforte, che rappresentano il famoso pescivendolo e che sono state fino ai tempi nostri divulgate. E prima tra esse è quella che trovasi in fronte del libro dell'Amatore, Napoli sollevata, stampato in Bologna nel 1650. Masaniello ivi è raffigurato alla testa dei figlioli armati di cannucce, è vestito di una camiciuola e di mutande all'uso marinaresco, porta il berretto solito in testa ed una bandiera sulle spalle, e si volge a coloro che lo seguono, e col dito sulle labbra intima il silenzio. Se non che la figura è più tosto la rappresentazione di un fatto che della persona. Sopra la medesima è scritto in spagnolo “El major monstruo del mundo y prodixio dela Italie Tomas Annielo d'Amalfi„.

Altre invece, dello stesso tempo o di poco posteriori, sono o almeno hanno la pretensione di essere propriamente ritratti. Tal è quello che si vede in fronte alla traduzione inglese dell'opera del Giraffi, stampata in Londra nel 1650. Il Capo-popolo è ritto in piedi, ha mustacchi neri, folti e volti all'insù, la zazzerina, e l'apparenza di un uomo tra i 30 o 40 anni. Sta nello stesso atteggiamento del ritratto di casa Rospigliosi, cioè, tiene la sinistra appoggiata al fianco e la destra distesa in atto di mostrare qualche cosa. Porta il costume marinaresco, solchè contro ogni verità la camiciuola è di color turchino. Sotto si legge: Effigie et vero ritratto di Masaniello comandante in Napoli[284]. Tal è l'altro, che si trova nell'edizioni dello stesso libro tradotto in fiammingo, fatte nel 1652 e nel 1664 in Olanda[285]. In ambedue Masaniello è ritratto di fantasia a mezza figura, piuttosto giovane, con grandi occhi, e con grossi mustacchi neri, come nel precedente, con berretto in testa.

Della stessa natura e del pari immaginarii sono quelli, che Giovanni Palazzo nel libro intitolato: Aquila austriaca[286], e Adolfo Brachelio nell'Historia sui temporis[287] riprodussero. Queste due opere furono edite intorno alla metà del secolo XVII.

Alquanto diversa, ed anche più arbitraria delle precedenti, è la figura che si vede di fronte a un'altra edizione della traduzione inglese del libro del Giraffi, fatta pure in Londra nel 1664, con l'aggiunta di una 2ª parte, che contiene la continuazione del medesimo stampata, non saprei dirne la ragione, nel 1663. Nella 1.ª parte Masaniello, il pescatore di Napoli, così sotto si legge, è rappresentato a personaggio intero. Ha, contro il solito, la destra col bastone del comando appoggiata al fianco, e la sinistra coll'indice disteso. Il mustacchio, non così folto come negli altri, è svolazzante. Ha l'apparenza di un giovane ed il solito costume marinaresco. Nel basso della figura, a dritta, è la veduta di un palazzo, ed a sinistra la scena di un gran tumulto, con cadaveri stesi per terra, a piedi di una colonna che ha sopra una statua, forse della libertà. Nella 2ª parte poi sono i ritratti a mezza figura, sopra di Genovino e Masaniello, e sotto di Gennaro Annese. E qui il ritratto di Masaniello è secondo il tipo di quello dell'edizione olandese[288].

Ma di tutti questi ritratti sinora ricordati certamente più autentico e vero deve ritenersi quello che da me si possiede e che qui si riproduce. Esso fu fatto vivente Masaniello, come può, se non m'inganno, argomentarsi dalla dedica che si legge al disotto, e probabilmente fu il prototipo di tutti gli altri che di questo genere in Italia e fuori si divulgarono.

Il Capo-popolo è rappresentato ritto in piedi, vestito della camiciuola da marinaio chiusa nel petto, che fa intravedere la camicia sotto, e di mutande di grossa tela. Ha in testa il berretto da marinaio. È scarno di faccia, senza barba e con un piccolo mustacchio sul labro; dietro la testa si scorge la zazzerina ricordata dagli storici. Ha la sinistra sul fianco, e la destra alquanto distesa in atto d'indicare qualche cosa, le gambe ed i piedi nudi. Al di dietro nel basso della figura si vede la prospettiva di Napoli col castel Sant'Elmo che ha la bandiera inalberata. Sotto si legge: Tomaso Aniello da Malfi als. (alias) Mas'Aniello Pesci Vendolo d'età d'Anni 23, acclamato Capo del Popolo di Napoli. Adì 7 di lulio dell'anno 1647. Pietro Bacchi dona e dedica e sculpsit superiorum permissu.

Il ritratto, dunque, fu fatto da un tal Pietro Bacchi e dedicato a un innominato, che potrebbe forse da taluno credersi anche lo stesso Masaniello. Dal complesso della dicitura della leggenda a me pare che questi dovesse imperare tuttora.

In ogni modo del Bacchi, artista poco noto e che non è ricordato nei principali dizionari degl'incisori, che ho potuto consultare, parla il Zani nella sua Enciclopedia metodica delle belle arti ove sotto la lettera B, si legge: Bacchi Pietro o pure Bacchius Petrus si segna nelle sue opere: Petrus Bacchius inv. fecit et sculpsit. Scultore, Pittore ed incisore Fiammingo. Morto nel 1650[289].