Segue Matteo d'Amalfi fratello di Masaniello[303]. L'epigrafe vedesi al solito posto. Sta a cavallo e veste da borghese con casacca color d'oro giallo[304]. Ha il cappello in testa con la piuma; e dalla cintura sporge il manico di un pugnale. La figura, messa quì dopo il testo (fig. 18) ha l'apparenza di un uomo di età, con grossi baffi volti in su.

Vedesi indi la Moglie di Masaniello (fig. 19) e l'epigrafe si legge al solito posto. È a mezza figura. Ha l'aspetto piacente, occhi grandi e naso aquilino[305]. Sostiene con le mani un cesto pieno di fiori, che pare attaccato sulla figura. Indossa una veste signorile con corpetto giallo e maniche turchine. Ha un cappello pure di color giallo a falde larghe in testa con piume e fiori che le ornano le tempie, sulle quali si ravvolgono folti capelli. Alla gola porta una collana con croce pendente, la famosa collana donatale dalla Viceregina.

La Sorella di Masaniello (fig. 20), che segue è pure ritratta a mezza figura. È giovane non brutta, anch'essa con grandi occhi, ed ha la mano dritta quasi accostata alla spalla sinistra. Veste un abito signorile scollato, che sembra fatto a fiorami, ed è orlato di merletto rosso; non ha cappello, ma una ricca capigliatura ornata di fiori alle tempie. Porta pure una collana che sembra fatta di pietre.

Da ultimo vedesi (fig. 21) il Cugnato di Masaniello[306], secondo dice la solita epigrafe. Anch'esso è a mezza figura, e sembra uomo dai 30 ai 40 anni. Ha ricca capellatura, grossi baffi rivolti in su e pennello sul mento. Veste civilmente con casacca rossa, maniche grigie con i rivolti bianchi e collare rovesciato pure bianco. Ha in testa un berretto grigio a larghe falde ornato di penne rosse, e colla sinistra sostiene una carta scritta a mano che dice: Memoriale al signor Capitano Generale del Fidelissimo popolo di Napoli. Li Signori di Salerno. Il carattere della scritta è diverso da quello del cod. Ms. e sull'alto, a sinistra della testa, si legge: Qui rincontro rappresenta quando fu portato fuori del Carmine la testa di Massaniello..

Questo è il soggetto delle figure del Ms. Bolognese che riguardano il mio argomento, e questo è il modo, con cui sono state condotte. Ma quale è l'autenticità, quale la veracità delle medesime? A me pare che bene e spassionatamente considerate esse non possono ad una sola ed istessa stregua giudicarsi. Alcune, cioè Masaniello di notte e Masaniello fuor di se debbono, a mio giudizio, ritenersi come fantastiche ed arbitrarie illustrazioni che, al pari di quelle di cui sopra ho parlato, il Molini appropriò al suo racconto ed inserì nel libro che compilava. Difatti, a prescindere dalla pochissima o niuna rassomiglianza che hanno tra loro, e con gli altri ritratti di Masaniello, ed anche con lo stesso acquarello del Ms. Bolognese, v'è un altro argomento a smentirli. Certamente è assai inverosimile che simile che siasi voluto ritrarre o ricordare il Capopopolo in una azione ordinaria di nessuna importanza quale è quella di andare a cavallo di notte per la città, mentre si avrebbe potuto raffigurarlo in atto che andava a Palazzo o che alla testa del lazzari combatteva e prendeva prigionieri i 500 alemanni che venivano contro il popolo in S. Giovanni a Teduccio. Nè d'altronde il fatto che intendevasi rappresentare dall'atteggiamento e dall'insieme del personaggio si sarebbe compreso se il Molini non l'avesse fatto scrivere sulla figura stessa. Così pure niente dimostra la pazzia di Masaniello nell'altra figura se non l'epigrafe appostovi. D'altra parte per lo meno mi sembra dubbia la figura di Matteo o Giovanni di Amalfi, che è dello stesso tipo di quelle che rappresentano l'Eletto Arpaja e di qualche altra tavola simile prodotta dal Molini. Non così per le altre. Imperochè l'acquarello di Masaniello se per i baffi neri, folti e volti in su, onde è fornito, può ritenersi come il tipo di tutte le figure immaginarie di lui fatte in Olanda ed in Inghilterra, pure la nota caratteristica della tovaglia con cui è dipinto si dimostra opera di uno che aveva visto l'originale, e lo dipingeva pur non avendolo innanzi.

Nè diversamente è da dirsi intorno alla moglie, la sorella e al cognato di Masaniello, perchè quantunque non si abbia alcun confronto che possa servire come pietra di paragone per stabilirne l'autenticità, pure la napolitanità delle fisonomie delle due donne e il Memoriale che tiene in mano il cognato me li fanno ritenere per autentici e genuini.

Per quanto poi riguarda la parte artistica tutte queste figure sono, come chiaramente si vede, lavori dozzinali incisi in legno da artisti di poco valore, forse non napolitani, ma che lavoravano pel popolo desideroso di conoscere o di tener ricordo del suo Capitan Generale. Esse per la poca abilità degli esecutori, non danno che un'approssimativa idea del personaggio che intendevano rappresentare. Sembra inoltre che miseramente finita la rivoluzione, sparissero dal commercio, o perchè distrutte per timore degli Spagnuoli, o perchè poco curate dalle persone intelligenti e da coloro, che per altro non avevano mancato di raccogliere notizie e di narrare i fatti di cui erano stati testimoni. E poichè niuna di esse, si trova inserita nei tanti Mss. e nelle non poche raccolte di fogli volanti e di stampe riguardanti quell'avvenimenti ed appartenenti a quell'epoca, dobbiamo essere grati al buon frate rocchettino, che forastiere e curioso non disdegnò di raccogliere e conservare questi singolari ricordi che altrimenti sarebbero andati al certo perduti.

Altri ritratti di Masaniello eseguiti intorno a quel tempo io non conosco. Non debbo però tacere di una testa di legno volgarmente attribuita a lui, e che per la misteriosa epigrafe, con cui era indicata, probabilmente appartenente all'epoca del viceregnato spagnuolo. Ne ricavo la notizia da un opuscolo recentemente pubblicato dal chiaro Barone Guiscardi[307], nel quale, notando un lavoro in legno di mano maestra che raffigurava un teschio e che si conservava in una cassettina nel Museo di S. Caterina a Formiello di questa città, nel 1799 andato male, egli pensa che “dovesse essere il simulacro della testa di Masaniello„. E per verità fondatamente rileva una tale congettura dall'indovinello stampato, che era posto sulla detta cassettina e che è riportato nella p. 13 dell'“Istruzione al forestiere ecc. intorno al Museo dei Domenicani del Convento di S. Caterina a Formiello„ stampata nel 1791; ove leggevasi così:

Ebbi in Napoli, ignobil cuna e vile

Fui pien d'ardir, pieno di vizi, in loco