Oltre a ciò il Molini per accrescere più interesse al suo scritto lo arricchì di parecchie figure allusive che rappresentano i personaggi e gli avvenimenti di cui fa parola. E dapprima, vedute quelle fotografie, io credetti che esse fossero della stessa natura di quelle stampe dozzinali in legno, con cui allora e nel secolo successivo si ornavano i frontespizii delle storie in ottava rima dei banditi, lungamente favorita lettura della nostra plebe, contenute in piccoli libriccini ora divenuti rarissimi. La natura dei disegni e delle persone raffigurate non mi facevano rassomigliarle a quelle illustrazioni, di cui è adorno anche qualche altro Diario di quei tempi, come del Fuidoro[293],... del Conforto[294] e di altri, i quali si servivano di figure non fatte propriamente pel popolo e spesso tratte da libri di diverso argomento nei quali quelle erano inserite. D'altra parte le stesse immagini di Masaniello erano allora sì poco comuni tra noi che spesso gli amatori di cose patrie dovevano nelle loro memorie ritrarle a penna da qualche rarissimo esemplare che loro capitava nelle mani.[295]
Senonchè avendo potuto in seguito osservare il Ms. originale ho dovuto necessariamente convincermi di due cose, cioè: che non tutte le figure erano state dal Molini raccolte e conservate nei suoi scartafacci a tempo della rivoluzione, ma che alcune ne avea aggiunte al suo libro intorno al 1680, allorchè fece trascrivere quei suoi appunti; e che parecchie di esse furono allora da lui appropriate agli avvenimenti ed ai personaggi di cui parlava; e quindi non rappresentassero realmente ciò che l'epigrafe appostovi dal copista pretendeva indicare. Ove si rifletta attentamente su queste date figure le ragioni di quanto asserisco appariranno chiarissime.
Difatti esaminando le tavole di dubbia autenticità, alle quali accenno, la prima che s'incontra a c. 4 v. del Ms. è un paesaggio qualunque, con caseggiati e fiume, sulle sponde del quale, a dritta di chi guarda, vedesi una persona che pesca; ma rappresenta tutt'altro che Napoli e la spiaggia della Marinella o di Mergellina. Ora fra Sebastiano doveva per la prima volta discorrere di Masaniello, ed ecco che prende la detta tavola, la incolla sul libro e fa scrivere al suo d. Francesco... T. A. Pers. F. S. A. Pescha, parole che non so pienamente spiegare, poi nel testo dice: “quì rincontro vedrai Masaniello pescare„.
Più avanti a c. 9 v. si vede un uomo a mezza figura, dall'aspetto florido e rubicondo, vestito alla spagnola, con la goliglia ed una rosa tra le mani. Ai due lati della testa si legge: Il Perrone Capo bandito. Il Molini narrando come Masaniello fece suo tenente generale Domenico Perrone, bandito, soggiunge, “quale è questo che tu vedi„. Ora io non posso mai credere che quello sia il ritratto dell'abate, o capitan Micaro Perrone, un noto malvivente, perchè l'abito, che indossa non è quello di un bandito[296], o di una tabanella[297] come allora chiamavansi coloro, che portavano l'abito ecclesiastico per svergognarlo e godere immunità per i loro delitti; e perchè il Perrone era, come dice il Pollio, un cane di vista et tale di opere[298].
Nè mi pare che abbiano aspetto di verità, o almeno di giusta appropriazione le figure delle due galere (39 x 28 cm.): una caratterizzata come spagnuola (c. 136 v. 137) e l'altra come francese (c. 137 v. 138). Nè finalmente le ultime tre incisioni (39 x 28 cm.) hanno alcun che di comune con Napoli e con la rivoluzione del 1647. La prima infatti (a cc. 139 v. 140), lavoro di un tal Filippo Suchiello da Siena, rappresenta un arsenale, forse quello di Venezia, con alcune navi in partenza e molta gente che sta ad osservarle. La seconda (cc. 140 v. 141), firmata da Orazio Scarabelli fiorentino, rappresenta un torneo assai probabilmente celebrato in Firenze. La terza (a c. 142 v. 143), incisa da Stefano della Bella pure fiorentino, è dedicata al signor Bacco del Bianco ingegnere di S. M. Cattolica in Madrid, rappresenta una nave veneziana carica di merci.
Quello però che dimostra evidentemente l'opera del Molini in adattare una figura qualunque che gli capita tra le mani alle cose che deve narrare, purchè gli dia elementi da poter comporre un'illustrazione apposita, è l'incisione (a c. 24 v.) appropriata da lui a raffigurare il cadavere di Masaniello sui gradini dell'altare maggiore della chiesa del Carmine, ove fu posto mentre si preparavano le sue esequie. La figura (41 x 28 cm.) è abbastanza maltrattata e lacera in guisa che manca la parte inferiore del lato dritto di chi guarda. Essa, nella parte destra, rappresenta un edificio monumentale con colonnato avanti e con la nicchia di una statua. Dinanzi l'edificio si veggono alberi e piante. In linea degli ultimi scalini dell'edificio, dove l'incisione è lacera, si scorgono parecchie figure in parte distrutte. Dal lato sinistro poi si veggono in fondo due galere e alcune case. Più innanzi è una figura a cavallo seguita da altri anche a cavallo. Ed ancora più innanzi sopra un masso, un cadavere senza testa tra due gruppi di figure. Sotto è scritto: Corpo di Masaniello. Il primo gruppo rappresenta uomini con le braccia distese, nudi sino alla cintura e avvolti nel resto del corpo in un manto e fra essi due bimbi nudi. L'altro gruppo a sinistra è formato da un uomo, che sostiene per i capelli un capo reciso, sotto al quale è scritto: Testa, ed è circondato da uomini con la barba avvolti in mantelli, ed alcuni altri indietro che hanno in capo una specie di elmo. Oltre a ciò, a basso dall'uno e dall'altro lato, sono due persone prese o ritagliate chi sa da qual altra figura ed attaccate su questa. Sotto l'incisione, dal lato sinistro, si legge: Ant. Sal. exc.
Ma tralasciando altre osservazioni[299] e restringendo il mio dire a quello che più si attiene all'argomento che ho per le mani, occorre notare quì le figure rappresentanti Masaniello e quattro persone di sua famiglia, che il Molino inserì nel suo Ms. Esse sono sette, tutte di una stessa dimensione (21 x 29 cm.), e colorite a mano. Ridotte dalla fotografia ad un terzo degli originali noi pensando di far cosa grata ai nostri lettori le riproduciamo in fototipia, e con qualche raffronto storico le illustriamo.
Or nella prima vedesi il ritratto di Masaniello (fig. 15) in piedi, fatto ad acquerello. È un uomo apparentemente di più che 27 anni di età, con la mano sinistra appoggiata al fianco, e la destra distesa in atto che con l'indice pare mostri qualche cosa. Accanto alla testa è scritto in caratteri majuscoli della stessa mano, di chi copiava il libro da un lato: Mass' e dall'altro: Anjello e sotto: cioè: Tomasso Agnello[300]. Il Capopopolo ha i mustacchi neri, piuttosto e volti all'insù e la zazzarina; e veste l'abito marinaresco col berrettino rosso sul capo, e con l'aggiunta di una grossa tovaglia che porta sulle spalle e gli scende innanzi sino alla cintura, come lo descrive il contemporaneo Carusi che sopra ho riferito.
Nella seconda figura si osserva Masaniello di Notte (fig. 16) secondochè essa è indicata dall'epigrafe apposta ai due lati della testa, come nella precedente. Sta a cavallo, con la sinistra tiene il freno e con la dritta un corto bastone di comando. Veste di bianco con cintura. Ha gli stivali con sproni, e in testa un cappello alla spagnuola con penne. La faccia indica un uomo anche di più età del precedente[301].
Masaniello fuori di se (fig. 17) è rappresentato nella terza figura. Sta pure a cavallo. Nella dritta impugna un lungo spadone. Veste un abito signorile di drappo, a quanto pare, con maniche larghe e cappello alla spagnola in testa anche con piume. Sembra all'aria, all'aspetto, un uomo tutt'altro che volgare. Nè si può scorgere linea alcuna tra questi e i due altri pretesi ritratti. Ha la faccia di vecchio, piena di rughe, lunghi i capelli che gli scendono dalle tempie, e sul labbro non vi apparisce segno di baffi[302].