[149]. Fino al 1844 generalmente dubitavasi dei luogo della nascita di Masaniello. Alcuni lo dissero napoletano senza più, non dichiarando se era tale, perchè nato in Napoli, oppure in altro luogo del Regno. Altri lo dissero nato nella nostra città, nella piazza, o ne' vicoli del Mercato. I più lo credettero amalfitano, donde avrebbe tratto il cognome che, da taluno anche contemporaneo (V. Balthas. Bonifacii Historia ludicra, Ven. 1652 p. 746 e ss.), senza alcun fondamento si affermò esser Maia o di Maio. E così su questo e sul nome, che egli cangiò in Tomaso Angelo il detto Boniface poetava a p. 748 della detta opera.
Nominis omen habet, pelagoque profundior alto
Maximum hic Thomas grandis abyssus erat.
Angelus ut verbo, factis sic Angelus ipsis
Nescio quid majus vir fuit ipso viro.
Gente satus Maja, solers, subtilis, acutus
Ingenium alipedis nactus et ipse ei est.
Quid mirum quod tam velox hinc avolet? alas
Dat sous huic genitor, quo celer astra petat.
Ma, nel 1844, l'egregio abbate d. Vincenzo Cuomo ed il signor Emmanuele Palermo, diligentissimi investigatori delle cose nostre, tolsero ogni dubbiezza su tal proposito. Essi rinvennero ne' registri della Chiesa parrocchiale di S. Caterina in Foro magno non solo la fede di nascita del medesimo, che ho riportata testualmente nel racconto, ma anche le fedi del matrimonio suo e de' suoi genitori, non che quella della sua morte e della nascita di sua sorella Grazia e di un fratello, Antonio, che dovette morire pria del 1647, non trovandosi di lui menzione alcuna ne' fatti di quello anno. Poco dopo tutte queste fedi furono pubblicate dal chiarissimo cav. Luigi Volpicella, in un suo erudito discorso Della patria, famiglia e morte di Masaniello di Amalfi nel vol. III degli Atti dell'Accademia Cosentina, ed indi ripetute nella 2.ª edizione della Storia Napoletana dell'anno 1647, scritta dal fu chiarissimo Michele Baldacchini.