[241]. Turge-Loredan, Ètat de la repubblique de Naples p. 71. Il libro è scritto sulle note dello stesso P. Capece, confessore del Duca di Guisa. Ivi si dice che il fatto avvenne nelle feste di Natale. Il Duca di Guisa però si vanta di aver egli mandato a chiamare la Bernardina per soccorrerla, a fin di gratificarsi il popolo. Memorie del Duca di Guisa, t. I p. 277.
[242]. Lo stato triste e miserable, in cui si trovò la plebe in Napoli nell'inverno del 1648-1649 nei seguenti termini è esposto in una scrittura contemporanea: “Furono così grandi et inauditi i disordini cagionati dai popolari tumulti.... che, quelli per divina misericordia quietati, nell'anno seguente 1648 restò nulla di meno così nella città di Napoli come in tutto il Regno tanta estrema miseria, così gran penuria di tutte le cose, che il prezzo dei grani ascese al valore di duc. sei e più il tomolo, e di tutte le altre cose commestibili era la valuta esorbitantissima. Perlochè i poveri e particolarmente i figliuoli (che allora erano in gran copia) orfani derelitti, per aver la maggior parte perduti i loro padri o ammazzati o morti di disagio, si trovavano in estrema necessità.... a segno tale che estenuati dalla fame, dal freddo e da' cotidiani patimenti andavano mendicando il vitto. E quel che era peggio non essendo chi lor desse qualche limosina (per ritrovarsi in quel tempo ognuno secondo il suo stato in qualche bisogno) miseramente si morivano nelle pubbliche strade. E molti che nè anche avevano luogo da ricettarsi dormivano la notte sotto qualche supportico, tenna o baracca, o in altro luogo simile, dove oppressi dall'eccessivo freddo che fu in quell'anno, et estenuati dalla fame si ritrovavano la mattina morti, restando insepolti ed alle volte anche mangiati dai cani. Taccio le miserie delle povere filiuole di qualche età, che correvano grandissimo pericolo nell'onore e nell'offesa di Dio„. Del Conservatorio delle orfane di S. Nicola Notizia aggiunta al Campanile, Diario fol. 103, forse scrittura dello stesso. — Che Bernardina fosse poi divenuta pubblica meretrice nel borgo di S. Antonio Abbate lo affermano il Capecelatro II, 360, ed il Pollio, la cui testimonianza più innanzi riporterò.
[243]. “Mentre che regnava Thomaso Aniello, dice il Pollio colla sua rozza ed ingenua maniera, li furono portati molti soldati Spagnuoli presi da quelli del popolo..... et..... (Masaniello) li mandava via dicendo: questi sono soldati di S. E. mio compare, il quale l'intende parlare et è buono dargli castigo, et li facea portar salvi.... et questo più volte succedè ante di me; benchè per mercè la sua moglie di poi la morte di esso fu cercata et spogliata di quanto havea, et non avendo come campare si pose al vortello (bordello); et quello che più importa molte volte venevano da lei molti Spagnuoli a darli la burla; da poi averla goduta li faceano molti mancamenti... Una moglie di Capitan generale, che mai contradisse la Corona, commare di S. E. il quale più volte l'havea honorata in palaggio con la signora Viceregina non ponerla dentro un monastero, o darla qualche cosa da accasarla. Così passò il negotio, fatta meretrice pubblica al comando di tutti, vista da me albordello, con molta meraviglia e scandolo dei contemplativi.„ Pollio, Ms. f. 48.
[244]. Capecelatro, Diario, III, 360.
[245]. Della Porta, Causa di stravaganze ovvero compendio istorico delli rumori e sollevazione dei popoli successi nella città e nel regno di Napoli. In parecchi esemplari di questa opera verso la fine della P. I, trovasi la descrizione di Tommaso Aniello di Amalfi; che di quivi tratta fu ripetuta ed aggiunta in alcune copie del Ms. intitolato: Racconto della sollevazione di Napoli accaduta nel 1647 che senza alcun nome di autore va per le mani di molti, ma che è opera di Marino Verde, come altrove ha dimostrato. (Strenna Giannini del 1893). Manca nell'esemplare da me posseduto, che è forse l'originale ed ha le annotazioni e le aggiunte di Camillo Tutini.
[246]. Della Monica, Istoria della rivoluzione di Napoli dell'anno 1647. Ms. autografo presso di me. Leggesi al f. 21.
[247]. Campanile Giuseppe, Diario circa la sollevazione della plebe di Napoli degli anni 1647-48, con addizioni di Innocenzo Fuidoro, f. 5. Ms. autografo del Fuidoro (pseudonimo di Vincenzo d'Onofrio), da me posseduto.
[248]. Giraffi o Liponari, Relazione delle rivoluzioni popolari successe nel distretto del regno di Napoli nel presente anno 1647. Padova 1648, p. 43.
[249]. De Turre, Dissidentis desciscentis receptaeqe Neapolis Libri tres, p. 43, ediz. Gravier.
[250]. Biraco, Delle historie memorabili che contiene le sollevationi di stato dei nostri tempi. Venezia 1653, p. 224.