Nel 1791 però il P. d. Pietro d'Onofrii, girolamino, che faceva la sua dimora in quel convento non solo accrebbe notabilmente il Museo col suo, che si avea con tanta cura unito ma anche lo pose in buonissimo ordine e ne stampò una Guida per coloro che lo visitavano, come sopra abbiamo detto, col seguente titolo: Istruzione al Forastiere e al Dilettante, intorno a quanto di antico, e di raro si contiene, nel Museo del Real Convento di S. Caterina a Formello de' PP. Domenicani Lombardi in questa Città di Napoli, 1791 in 8º, e ne fece due edizioni nello stesso anno. Indi di nuovo nel 1796 in 4º piccolo.
[309]. Istruz. cit. p. 15.
[310]. Spinoza, come dice il suo amico e biografo, “après s'êntre perfectioné dans cet Art, il s'attacha au Dessin, qu'il apprit de lui-même, et il réussit bien a tracer un portrait avec de l'encre ou du charbon. J'ai entre les mains un livre entier de semblabes portraits où l'on en trouve de plusieurs Personnes distinguées qui lui étoient connues, ou qui avoient eu occasion de lui faire visite. Parmi ces portraits je trouve à la 4 feuille un Pecheur dessinè en chemise, avec un filet sur l'épaule droite, tout-à-fait semblable pour l'attitude au fameux Chef des rebelles de Naples Massaniello comme il est représenté dans l'Histoire et en taille-douce. et l'occasion de ce dessin je ne dois pas omettre, que la Sr. Van der Spyck chez qui Spinoza logeoit lorsqu' il est mort, m'a assuré que ce crayon, ou portrait, ressemblait parfaitement bien à Spinoza, et que s'étoit assurément d'après lui-même qu'il l'avoit tiré„ Benedicte De Spinoza, Opera philosophica omnia, ed. Gfrörer, Stuttgardie, 1830, Vita Spinozae a Colero scripta, p. XXXIII. Il Fischer, che riferisce questa notizia dal Colero nella sua Geschichte der nevern Philosophie, 3ª ed., vol. I, p. II. pag. 132, suppone che il disegno fosse fatto dallo Spinoza per esercizio negli anni giovanili, quando il nome di Masaniello era in bocca a tutti.
[311]. Debbo anche l'interpretazione di questa leggenda all'amico Croce.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, così come le grafie alternative (molto numerose specie nella trascrizione di documenti dell'epoca), correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.