SCENA VI
FULVIA sola.
Travaglio è certo stato per me in questo giorno; ma ringrazio il cielo che di tutti li accidenti felicemente uscita sono. E il fine del periculo presente mi porta incredibile iocunditá; perché, non pur ha salvato l'onore a me e la vita a Lidio, ma sará cagione che con lui potrò essere piú spesso e piú facilmente. Chi ora è di me piú lieto non deve esser mortale.
SCENA VII
CALANDRO.
E vi meno perché vediate l'onore che l'ha fatto a voi e a me. E, poi che l'arò tutta pesta, menatela a casa il diavolo, perché non voglio in casa questa vergogna. Guardate se ella è bene sfacciata! che la sta su l'uscio, come la fusse la buona e la bella.
SCENA VIII
CALANDRO, FULVIA.
CALANDRO. Tu sei qui, malvagia femina? ed hai animo di aspettarmici, sappiendo che m'hai fatte le corna? Non so come io mi tenga che io non ti tragga la vita del corpo. Ma prima voglio uccidere, a' tua occhi veggenti, colui che tu hai in camera, ribalda! E poi, con le mie mani, a te cavar gli occhi della testa.
FULVIA. Oimè, marito mio! Mò che cosa è quella che te muove a fare me rea femina, che non sono, e te crudele omo, ove fin qui non fusti mai?