LIDIO. E tu, sorella, tanto piú cara mi sei quanto io, per te, oggi salvato mi trovo: ove che, se tu non eri, forse ucciso stato sarei.
SANTILLA. Ora aranno fine li suspiri e li pianti miei. Questo è Fannio, servo nostro, che sempre fidelmente servito mi ha.
LIDIO. Oh! oh! oh! Fannio mio, ben di te mi ricordo. Avendo tu servito a una, te hai due persone obligato; e certo di noi ben contento ti terrai.
FANNIO. Maggior contento aver non posso che vivo e con Santilla vederti.
SANTILLA. Ché cosí fisso guardi, Fessenio caro?
FESSENIO. Ché non vidi mai omo ad omo simile come è l'uno all'altro di voi. Ed or vedo la cagione per che seguíti son oggi tanti begli scambiamenti.
SANTILLA. Vero di'.
LIDIO. Belli son certo; e piú che non sapete voi.
FESSENIO. Di ciò a bell'agio parleremo. Attendasi oggi a quel che piú importa. Dissi lá drento a Fulvia questa esser Santilla tua sorella: di che ella si mostrò oltra modo contenta; e conchiusemi al tutto volere che sia moglie a Flaminio suo figliuolo.
SANTILLA. Or mi fai chiara perché ella, lá in camera, teneramente baciandomi, disse cosí a me:—Chi di noi piú contento sia non so. Lidio ha trovata la sorella; io la figliuola; e tu il marito.—