FESSENIO. Santilla tua ti porto, che piú te ama che tu non ami lei e di esser teco piú brama che tu non brami; perché gli ho detto quanto tu se' liberale, bello e savio. Uh! uh! uh! Tal che la vuol, in fine, ciò che tu vuoi. Odi, padrone. Ella non sentí prima nominarti che io la viddi tutta accesa de l'amor tuo. Or sarai ben, tu, felice.

CALANDRO. Tu di' il vero. E' mi par mille anni succiar quelle labra vermigliuzze e quelle gote vino e ricotta.

FESSENIO. Buono! Volse dir sangue e latte.

CALANDRO. Ahi, Fessenio! Imperator ti faccio.

FESSENIO. Con che grazia l'amico accatta grazia!

CALANDRO. Or andianne da lei.

FESSENIO. Come da lei? E che? pensi tu ch'ella sia di bordello? Andar vi ti bisogna con ordine.

CALANDRO. E come vi si anderá?

FESSENIO. Coi piedi.

CALANDRO. So bene. Ma dico: in che modo?