FULVIA. Non men farai per te, Fessenio mio, che per me. Addio.
FESSENIO. Costei sta come pò; e, per Dio, ormai è d'aver compassione di lei. Fia bene che Lidio oggi, da donna vestito, come suole, venga da lei. E cosí fará perché non meno lo desidera che costei. Ma far prima bisogna la cosa di Calandro. Ed eccolo che giá torna. Dirogli avere ultimato il fatto suo.
SCENA VI
FESSENIO servo, CALANDRO.
FESSENIO. Salve, padron, che ben salvo sei da che la salute ti porto.
Dammi la mano.
CALANDRO. La mano e i piedi.
FESSENIO. Parti che i pronti detti gli sdrucciolino di bocca?
CALANDRO. Che c'è?
FESSENIO. Che, ah? El mondo è tuo; felice sei.
CALANDRO. Che mi porti?