RUFFO negromante solo.

La cosa procede bene. Io spero ristorare le miserie mie e uscire di questi stracci perché la mi ha dati di buon denari. Non potrei piú bel giuoco avere alle mani. Costei è femina ricca e, per quel che io comprendo, piú innamorata che savia. Se io non me inganno, credo che trarrá ancor da maladetto senno; né io di minor ventura avevo bisogno. Vedi, vedi che pur li sogni, alle volte, son veri. Questo è la fagiana che, stanotte, sognai aver presa. Mi parea trarle molte penne della coda e porle sopra il cappel mio. S'ella se lasserá prendere, che mi pare omai di sí, io la spinnerò di maniera che bene ne staranno un pezzo i fatti miei. Per mie' fé, che anche io mi saperrò dar buon tempo e vorrò del buono. Oh! oh! che ventura! Ma che donna è quella che mi accenna? Non la conosco. Lassami accostar piú a lei.

SCENA XXI

RUFFO negromante, FANNIO servo vestito da donna.

RUFFO. Oh! oh! oh! Fannio, tanto te ha questo abito trasfigurato che non ti ricognoscevo.

FANNIO. Non son io buona robba?

RUFFO. In ogni modo, sí. Andate a contentar quella scontenta.

FANNIO. Contenta so io ben che non fia, a questa volta.

RUFFO. Sí, sí, perché Lidio userá seco il sesso feminile.

FANNIO. Messer sí. Be'. Possemo andare? di'.