L'Idea è quel che vi ha d'immutabile, d'eterno, di vero nelle cose. In questo senso ogni filosofia ha per principio o oggetto l'Idea; e perciò è idealismo.

La differenza è in quel che s'intende per Idea. La storia della filosofia mostra che s'intende sempre diversamente in modo che questa storia sia come la posizione de' diversi momenti dell'Idea[126].

L'Idea giobertiana non è l'antica, la platonica, o altro, ma è tutta moderna; non è semplice oggettività ideale, ma idealità oggettiva o assoluta. E, come tale, è o la Sostanza assoluta, o la Mentalità assoluta, secondo che l'intuito è preso per una cognizione immediata, o per la semplice potenza del conoscere.


2. E, appunto perchè in Gioberti ci è tutti e due insieme questi modi d'intendere l'idealità oggettiva, il suo sistema ha un doppio contenuto e una doppia forma: un doppio principio, e un doppio metodo.

a) Il contenuto è l'Idea come Sostanza e Causa, e perciò la forma non ha niente di dialettico. Tutto quel, che si dice provato, è già presupposto; e la così detta prova (la Scienza) non è altro che la esplicazione formale di ciò che si è ammesso già prima nell'intuito. Domandate a Gioberti, e specialmente a' giobertiani: perchè dopo questa determinazione ponete quest'altra? Perchè dopo l'Ente dite: l'Esistente? Perchè l'Ente è questa totalità di determinazioni? ecc., ecc. — L'unica risposta è questa: perchè vedo così. Anzi a chi fa istanza, che non basti dire: io vedo, ma si debba provare e far vedere anche agli altri — cioè a tutti coloro che pensano — quel che uno dice di vedere lui, si risponde: la prova è impossibile, perchè vuol dire necessità; e la necessità è la negazione della libertà dell'Idea. Adunque, il vero sapere è il sapere immediato, arbitrario, senza nesso, o senz'altro nesso che il semplice prima e dopo.

Questa strana combinazione di spinozismo e di profetico sentimentalismo, di necessità immediata e di libertà immediata, di necessità senza libertà e di libertà senza necessità, questo destino che è il caso: tale è la prima forma del sistema.

Questa stessa combinazione, — questo nesso delle determinazioni ideali, che è la negazione d'ogni nesso ideale; questa logica, che non è logica, ossia atto del pensiero, — è ciò che i giobertiani chiamano intelligibilità. Il vero nesso ci è, ma è come se non ci fosse per noi altri esseri pensanti: è il sovrintelligibile.

b) Il contenuto è l'Idea in quanto atto creativo: e non già come semplice efficienza o arbitraria posizione d'un altro, ma come atto intimo, libero e assoluto dell'Ente: l'Ente medesimo (lo Spirito) come posizione o produzione assoluta di se stesso. E perciò la forma è processo dialettico: non la semplice narrazione o immaginazione degli elementi sciolti e sconnessi dell'intelligibile, ma la riproduzione fedele del vivo organismo ideale: riproduzione, che, come atto del pensiero o della stessa ragione, è originale produzione.

Di questi due modi il primo prevale nelle prime opere di Gioberti; il secondo è la tendenza delle Postume, ma non è mai un fatto compiuto.