È spiegata così la realtà cosciente?

La coscienza non è un essere naturale, non un immediato semplicemente; non un semplice effetto; non risulta da quel che non è coscienza, da quel che è semplice realtà (il pensare non risulta dall'essere, il fare dal fatto); non risulta dall'idea innata; non risulta dall'impressione sensibile. Dunque, così non è spiegata.

Come l'antico naturalismo si dissolve nella sofistica, così il nuovo si dissolve nello scetticismo di Hume.


B) Kant.

Il conoscere, la realtà cosciente, dice la Sofistica, non può essere spiegato dall'acqua, dall'aria, dal numero, dal puro essere, dal divenire, dallo stesso noo di Anassagora. Dunque, nego il conoscere, l'oggettività del conoscere; giacchè, se deve essere spiegato da que' principii, cioè naturalmente, non si può spiegare; e se uno di que' principii, cioè la natura, è il vero principio, il conoscere, non potendo essere spiegato da questo principio, non ci è. — Ora, negare il conoscere è già affermarlo; è dire: io conosco di non conoscere. La proposizione: non conosco, presa dommaticamente, è un giudizio categorico, e perciò conoscere. Questa proposizione, dunque, annulla se stessa, se si prende assolutamente. Questa contradizione è la Sofistica. Il conoscere sofistico è un conoscere che non è vero conoscere; è opinione, conoscere individuale, soggetto empirico. — Pure la Sofistica ha un lato vero. Quando essa dice: non ci è il conoscere, dice ciò nella sua posizione storica, cioè reale, vera; per intendere la Sofistica, non bisogna astrarla da questa posizione. Ora in questa posizione essa, dicendo non conoscere, vuol dire non conoscere nel senso della filosofia naturale, e non già negazione assoluta del conoscere; e perciò è una negazione che non è annullamento: non è una negazione dommatica (come quando si dice: non ci è il conoscere, ut sic), ma in sè semplicemente critica; non è in sè dommatismo, ma, se posso anticipare la frase, criticismo: la critica della filosofia anteriore. Questo è il lato vero della Sofistica. Il falso è la negazione presa assolutamente, cioè come annullamento; la critica presa come dommatica, cioè come non più critica, il non essere preso come il niente, e non già come avviarsi al vero essere; come annullarsi e non già come inverarsi.

La critica, come inveramento e non già come annullamento (Sofistica), la critica, come vera critica, è Socrate. Socrate è la verità della Sofistica. Socrate nega la filosofia naturale, come la Sofistica; ma, negandola, pone il nuovo principio: il concetto. La negazione fissata, cioè presa assolutamente, è l'individuo sofistico; la negazione risoluta, cioè come inveramento, è la coscienza e il conoscere socratico: il conoscere a concetti.

Hume ha, rispetto alla filosofia anteriore da Cartesio e Bacone e rispetto a Kant, la stessa posizione che la Sofistica ha rispetto al naturalismo greco e a Socrate. Lo scetticismo di Hume come proposizione dommatica è la nuova Sofistica; come critica è inveramento, è Kant. In Hume la filosofia moderna nega se stessa come filosofia naturale; e in Kant afferma se stessa come filosofia del conoscere, come filosofia critica, cioè come filosofia della POSSIBILITÀ del conoscere.

Socrate, dunque, fonda la filosofia della POSSIBILITÀ della realtà saputa, e quindi indirettamente della realtà cosciente: ontologismo trascendentale.

Kant fonda la filosofia della POSSIBILITÀ della realtà cosciente direttamente: psicologismo trascendentale.