Chiccheri ec. parole per se stesse insignificanti, usate per esprimer l'inconcludenti chiacchiere di taluno. Eppur sembra che non sappia accozzar due parole, nè altro sia il suo parlare ch'un perpetuo chicchi bichicchi.

Majo: ramo fronzuto, ch'i contadini Toscani innalberano il primo di maggio avanti le case delle loro innamorate, cantando canzoni coll'intercalare: Bene venga maggio, ben venuto maggio. Vuol dire che siccome cotesto ramo sarebbe (frasca) sciocco se si lusingasse che l'astute ghiandaje si fidasser di lui come di vero albero, così sciocco è chi si fida d'un più astuto di se.

Ma 'n gola ec. lo minchionò nella più solenne maniera. Friano: gergo allusivo in qualche modo alla famosa Frine, meretrice d'Atene.

Le natiche, e 'l lecchetto, e la corlaja,

E la versiera, e 'l diavol saccolone.

E che diascane? dice la massaja.

Lecchetto: è propriamente una picciola colonnetta o palo, che serve per meta; ma qui è uno sporco gergo Toscano.

Versiera ec. cioè mise in opera i già detti mezzi bricconi, e il diavolo e la versiera; colle quali ultime parole intendesi comprender le molte altre baronate, che nominar non si vogliono.

Che diascane: al sentir tante bricconate riprende sorpresa la (massaja) serva: E che diascane, che è mai cotesto? Diascane si dice da chi ha scrupolo di dir diavolo, a cui equivale.

Comanda a Monterappoli il lancione;