— Quelle angoisse affreuse! Je sens que je deviens folle. Vi conosco troppo poco, signore, non posso dirvi nulla, ma soffro spaventosamente. Grazie, grazie, siete molto gentile.....

E scoppiò in singhiozzi.

— Ma cosa è successo? Parlate. Vi darò un consiglio.

— Non è possibile! sono perduta! tutta la mia felicità è perduta! non mi ama più, lo sento, mio marito non mi ama più! se sapeste con quale crudeltà raffinata, insistente, feroce, mi ha parlato!

Tutte, tutte le cattiverie più sottili! E io non ho avuto per lui che tenerezza, tenerezza, tenerezza senza fine!

— Vostro marito è geloso di voi e della vostra bellezza — disse Marinetti scandendo le parole, mentre la sorreggeva delicatamente con un braccio, attirandola verso il balcone.

— Geloso!? Non è possibile, non credo, macchè! Pazzo! È pazzo! È cattivo! Volete sapere? Mio marito in certi momenti ha dei pensieri e dei propositi da delinquente! Sì, delinquente è la parola. Mi ha battuta, capite? quel vigliacco! Mi ha battuta sul viso. Sentite come mi scottano le guance! Che dolore di testa! Ma voi non direte nulla, ve ne prego! Siete un gentiluomo. M'ispirate una grande fiducia.

— Non temete, parlatemi, confidatevi, sarò per voi un amico, lo sono già, provo per voi una profonda simpatia. Siete così dolce, così intelligente, così distinta, così divinamente bella! Non piangete, ve ne supplico! Non sciupate i vostri begli occhi! Dimenticate, tutto si rimetterà a posto, vostro marito diventerà buono per voi.

Si trovarono appoggiati alla balaustra del balcone, nel buio, oppressi dalle masse di fogliame che ci s'incurvavano davanti. Fiutavano il mare senza vederlo, flebile, frusciante e odoroso. Sussurri infiniti, lieve odor di vaniglia e di rose.

Era quella la parte assolutamente buia dell'isola. Si vedeva lontano l'altra parte rocciosa brillare di felicità poichè la luna la fasciava carnalmente di un tremulo candore beato.