— Che gesto volgare!

— La nostra festa è guastata!

La Grotta Azzurra era gonfia di un arruffìo di corpi agitati. Cento, mille braccia, moltiplicate da milioni di riflessi violazzurri. Schioccar di schiume. Frustate d'acqua. Scintillazione di diamanti. Furia diabolica di tutte le turchesi. Pavimento sussultante gonfio di sguardi erotici. Scoppio incendio di una fabbrica di pietre preziose artificiali. Tre, quattro, cinque, otto congressisti eran balzati nella barca dove giaceva la signora De Ritten.

— Siamo in troppi! La barca non regge! Vedrete che finirà per affondare!

Ma tutti dimenticando il pericolo si protendevano sul cadavere della donna, poi si ritraevano con smorfie e brividi di ribrezzo e di orrore.

La morta era spaventosamente bella. La testa rovesciata all'indietro fissava con gli occhi spalancati la volta della grotta satura di velocissime battaglie di riflessi azzurri, cosicchè le pupille sembravano animate da continui sguardi voluttuosi. Dal corsage lacerato emergeva la miracolosa purezza della tonda mammella destra con la sua piccola ferita di carminio che non gocciava.

— Oh! Dio! quella mammella! Io mi copro gli occhi per non vedere! Come le donne nude son brutte! Che schifo! Han tutto il corpo pieno di borse!

Werkopfen Pomponnette si adoperava intanto a ricoprire il seno della signora De Ritten con un lembo della veste lacerata.

— Oh Dio! che coraggio! — disse Pietrachiara. Soltanto Pomponnette è capace di fare cose simili! Che porcacciona!

Si udì allora una voce chiara e sicura che ad alcuni parve quella del barone De Ritten: