— I Congressisti del Congresso Rosa sono tutti invitati ai funerali della signora De Ritten che avranno luogo domani al crepuscolo sulle alture di Anacapri. Celebreremo così, simbolicamente, la fine dell'amore normale.
Che faceva mai Castretta? Lo sentimmo tra i piedi, sdraiato, immobile. Era svenuto!
IL CONTROVELENO
X.
La sera stessa, il primo piroscafo in partenza ci portò a Napoli. Eravamo nauseati dall'indigestione di tutto quel passatismo frollo e contronatura. Bisognava al più presto rinfrescare le nostre sensibilità futuriste in un'atmosfera sana di belle donne gioconde, allegre e voluttuose.
Decidemmo senz'altro una visita a Rosa Stellina, bruna, snella, elegante, chiassosa, intelligentissima napoletana, canzonettista rinomata che non cantava quasi mai, navigante furbissima nelle acque grasse di Montecitorio, mantenuta, mantenitrice, piena di passioni e di clienti solidi, golosa, sensuale, allegrissima. Molte Madonne e molte fotografie di deputati nel suo salotto rosso, vraiment parisien, diceva lei.
Alle otto di sera, nel vicolo ingombro fra l'acetilene bianca-rossa di due cocomerai vediamo Rosa Stellina seminuda nella cornice illuminata della finestra. Una risata larga. Un morbido saluto col braccio nudo ben tornito appetitosissimo.
In quattro balzi su per le scale, porta aperta, gridi di bimbi, il fox-terrier come un bolide tra le gambe; e siamo ricevuti da Rosa Stellina, in camicia cortissima, busto celeste, molto belletto, un bacio all'uno e all'altro.
— Ti presento mia sorella. Le ho dato il nome di Mirandolina, ti piace?
Noi subito, in coro;
— Magnifico. Sta bene al suo tipo di bellezza. Un vero capolavoro! Bellissima, come te! Brava! Brava!