Come dunque dirigere la manovra con simili truppe scatenate? Ma ci seguirono tutte in silenzio, affascinate dal complotto. Per un sentiero scosceso, tortuoso e buio, con molti inciampi e molti equilibrismi giungemmo, senza svelare la nostra presenza, a qualche metro dai congressisti. Dei massi ci mascheravano.

Il cuore in gola e trattenendo il respiro, ascoltammo la fine del discorso di De Ritten. Poi, il tonfo della bara nel mare. Sussurrrrrrri frusssssciaaaanti sulle scogliere. Odori acidi di bromo, jodio, sale e resina.

L'enorme respiro russante del Mediterraneo. Tre goccie oblunghe di suono caddero da una liquida campana lontanissima. Alla quarta sferrammo l'attacco, scagliandoci con tutte le donne, braccia alzate, scarmigliate, i seni nudi, contro i congressisti.

Tafferuglio. Gesticolazione fumosa nella penombra stellare. Pugni, guaiti terrorizzati. Crolli di corpi uno sull'altro. Lacerazione fischiante di stoffe. Corpo a corpo. Capitomboli. Rotolii fra le pietre.

— Oh dio! Siamo assaliti! Son ferito! I briganti! Ma son donne! Come salvarci! Aiuto! Aiuto!

— Macchè aiuto! — gridava Rosa Stellina. — Abbasso la concorrenza sleale!

I più agili fuggirono su per la montagna! Ma i più grassi furono sopraffatti a terra sotto i pugni e gli schiaffi delle donne inferocite.

Werkopfen, quasi svenuto, subiva come un materasso la pressione irruente e le unghie della forte bolognese Maria Tamburello e della nervosissima scattante e mordente Vera Argentina.

Markoff girava come un rullo da spianar le strade, sotto le spinte e i calci allegri di Fanfrellicche che seminuda trascinava la sua toilette a brandelli aizzando le compagne:

— Sara! Maria! Vera! presto, venite quì! Bisogna buttarlo giù nel mare, questo porcone! Com'è buffo! Venite! Venite! Venite!