Ansia crescente. Desiderio di tuffarsi nel fresco della velocità, verso l'indaco del golfo liscio, ricamato di scie e triangoli stanchi di vele. Se non si parte subito avremo fatalmente un colpo di sole. Sopraggiungono invece dei nuovi viaggiatori sbuffanti, agitati, rumorosi, elegantissimi, strani, affannosamente accorati di non trovare più un posto da sedere.

Sono dieci o dodici uomini d'età diversa, evidentemente ricchi, ma dai modi insoliti e tutti legati da un incomprensibile interesse comune.

Fra di loro una giovane signora elegante, alta, fine, snodata nella lieve e morbida toilette nera, sotto l'ala fuggente di un magnifico cappello nero: viso pallido delicato, bocca sensuale un po' grande, occhi scuri ma brillanti, pieni di un'intelligenza allegra. Indoviniamo subito suo marito, Paul De Ritten, bellissimo giovane, snello, occhi azzurri sotto i capelli biondi ondulati, ch'egli ricompone di tanto in tanto con le mani fine, aristocratiche, cariche di anelli antichi. Ritto davanti a noi indica e spiega ai suoi amici le grosse mine galleggianti fra le quali il piroscafo naviga ora cautamente.

A cento metri sulla nostra destra ci segue un cacciatorpediniere, lucido, metallico, geometrico, grondante di luce.

La velocità non ci dava frescura. Sonnecchiavamo dalla noia quando ci si avvicinò uno degli ultimi viaggiatori sopravvenuti, il conte Ricard, giovane, grasso, bruno, mellifluo, pettinatissimo, modi untuosi. L'avevamo conosciuto e ritrovato spesso nei centri artistici europei, senza domandarci mai chi era e se realmente ci piaceva. Utilissimo però: volle presentarci ai suoi amici e alla bellissima Contessa De Ritten. Questa sembrava spostata fra quegli uomini, trascurata. Suo marito non le rivolgeva quasi mai la parola.

Una frase colta a volo aumentò per noi il mistero che avvolgeva tutta la comitiva: “Ma le donne proprio non ci volevano: il conte de Ritten è stato poco serio, poteva lasciare la sua signora a casa„. Parlava così, concitatamente, il barone Truffard, tricheco vestito di bianco, grosso viso ultra violetto, corpo straripante viscido. Si alzò faticosamente. Raggiungemmo insieme il gruppo dei suoi amici che discutevano animatamente pro e contro un articolo della Tribuna sulla questione Dalmata.

— Andate a Capri per riposarvi? domandammo a Ricard.

— No, si tratta di una riunione politica.

— Un congresso?

— No qualche cosa di molto più importante. Vi spiegherò tutto domani. Quel magro, miope, è un valentissimo musicista ebreo inglese, figlio di un ricco banchiere della Rue Saint-Honorè, Jean Cohn. Dietro di lui quel tipo d'abatino tutto curve e moine, dalla grossa bocca viziosa, e dagli occhi sfuggenti è il giovane poeta Guido Pietrachiara, umbro, ricco, un certo ingegno.