Sipario
Atto 3º
La camera da letto del Marchese. Un'alcova coperta. Ritratti grandi e piccoli, ad olio, per tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo di fiori davanti.
Monsignore, entrando commosso e concitato col cameriere. Ma è impossibile! Doveva venire da me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi sono deciso a tornar qui. Morto!
Cameriere. Fulmineamente. Stava appunto per uscire... (Conduce Monsignore verso la tenda dell'alcova).
Monsignore, guarda nell'interno dell'alcova, col volto compunto. Fiat voluntas tua. (Alza gli occhi e ferma lo sguardo sopra un grande ritratto appeso alla parete). Ma... ma... Io sono ancora un po' nuovo della parrocchia e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto... chi è quella donna? (Gli occhi gli si fanno quasi allucinati).
Cameriere. Quel ritratto... è quello... della signora Marchesa, la sposa del mio povero Padrone, morta venticinque anni fa...
Monsignore, sbigottito. Morta?! Venticinque anni fa?! Ma voi impazzite! Se è quella stessa che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno, sulla porta della chiesa! (Guarda ancora il ritratto). Sì, lei; è lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato fino al Palazzo e poi è scomparsa.
Cameriere, con grande gravità. Spero che Monsignore non vorrà dubitare della parola d'un vecchio che è da quasi cinquant'anni al servizio di questa Nobile Casa e che è incaricato di cambiare quei fiori tre volte al giorno.
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