A un dato punto, sul lato destro, trovò una viottola fiancheggiata da alti olmi, e vi entrò.
La viottola affondava sempre più come in un padule, staccandosi dalla strada maestra per tutto lo spessore di un bosco ceduo, dai tronchi fitti, dai rami sottili, splendenti di gemme.
Fausto camminava lentamente e i suoi passi producevano un rumore secco sulla terra gelata.
La strada alta spariva; ma i passanti che sovr'essa camminavano, apparivano, traverso il bosco sfrondato, come campati in aria, ombre fantastiche nella nebbia.
Il mercato doveva essere chiuso, poichè tutti ritornavano, parlando animatamente degli affari buoni o cattivi, propri o degli altri. E la campagna gelata e silenziosa trasmetteva lontano il suono delle parole, le grasse risate.
Fausto pensava:
— Quando il nostro suicidio sarà conosciuto e si scopriranno i nostri cadaveri, la gente che passerà per questa strada parlerà di noi: i nostri nomi risuoneranno per questi campi lungo tempo dopo la putrefazione dei nostri corpi!
Una sensazione opprimente gli mozzò il respiro: sentì stringersi la gola come se soffocasse.
La putrefazione!...
La distruzione completa!...