La strada era ora isolata ed alta, come un ponte, in mezzo ai campi di neve che si avvallavano, orlati da filari interminabili di salici ed alberelle. La brina scintillante decorava i rami sottili e sfrondati; e a tutta la campagna, uniforme e bassa, il gelo e la neve davano una bellezza fantastica.

Di tratto in tratto, in mezzo ai filari, o più in là, un olmo solitario sorgeva come un gigante tra una folla di mediocri.

Sulla vasta distesa dei campi la neve intatta era interrotta a distanze regolari da mozziconi neri di gelsi potati; strani cadaveri aspettanti la risurrezione primaverile. E da tutte due le parti l'orizzonte pareva chiuso da una larga zona di fumo nero che in alto si schiariva prendendo dei toni grigi, perlacei, violetti, rossicci... A poco a poco l'occhio scopriva che erano gli scheletri neri di grandi boschi avvolti nella nebbia.

Sulla strada continuava il passaggio dei calessini, dei tabarroni, dei grandi cappelli.

La figura elegante di Fausto, il bel viso espressivo e nobile, destavano una certa curiosità.

I campagnuoli intabarrati lo guardavano di sotto in su, avendo l'aria di chiedersi, dove poteva andare a quell'ora e con quel po' po' di freddo, un signorino in paletot corto e attillato.

Certo non potevano supporre qual lugubre meta egli si proponesse. Altre immaginazioni occorrevano, altre intelligenze per leggere in quello sguardo limpido e freddo, in quel viso fresco e delicato, su cui la sventura non aveva ancora avuto il tempo d'imprimere il suo marchio.

Quanto a lui, non guardava nessuno, forse non vedeva che ombre confuse. Gli occhi suoi non si staccavano dal paesaggio, che gli appariva animato e coscente e legato a lui e al suo destino per recondite simpatie.

Si fermava di tratto, in tratto, senza volontà determinata, dinanzi agli stagni gelati, fantastici specchi su cui si riflettevano bizzarri disegni, misteriose immagini.

La lucentezza grigiastra di quegli abissi trasparenti attirava le sue pupille. Ed egli guardava senza pensare, in quello stato di vaga inconsapevolezza piena d'immagini, propria alle nature poetiche nelle ore desolate.