— Ah! Come siamo sempre stupidi! — mormorò Fausto battendosi la fronte. — Eppure, domani, io non parlerò più, non respirerò più! Non avrò più questa noia del pensare; e la gente che si stima savia parlerà della mia pazzia! Il più stupefatto sarà don Paolo, lui che non vede altro male al mondo fuori della morte e della vecchiaia! Appunto, caro zio, appunto, il meglio è morire giovani.

Rise.

Un momento dopo, inconsapevolmente rabbrividì.

— Oh! Argìa! Argìa!...

Ed ebbe come uno scoppio di pianto interno che represse.

Dinanzi a lui, un cancello aperto lasciava apparire un cortile ed un caseggiato.

Sostò un momento; interrogò i suoi ricordi. Era da quella parte?... Sì... gli pareva...

Entrò francamente e traversò il cortile.

Un contadino che stava rimovendo del letame fumante in una larga buca, guardò il passeggero e lo salutò con naturale rispetto.

Le donne filavano nella stalla. Si sentiva il loro chiacchiericcio. Due curiose aprirono una porticina ed uscirono. Una colonna di fumo denso e grasso si sprigionò subito da quell'apertura. Pareva che nella stalla fosse un incendio.