— Che freddo! — gridarono alcune voci rauche, di dentro la stalla.

Le due curiose rientrarono e l'uscio fu richiuso.

Lamberti era già lontano. Voleva andare verso i boschi laggiù. Camminò un pezzo a caso; e intorno a lui era un silenzio interrotto appena dall'eco di rumori lontani.

Sull'orlo del bosco incontrò una vecchietta e due ragazze coi grembiali pieni di legna. Vedendo quel giovane signore, che poteva essere il figliuolo di un fittavolo o di un proprietario, la vecchia fu sul punto di gettare il suo carico per scappare più presto. L'aria indifferente di Fausto la rassicurò. Intanto le due ragazze passavano alla lontana, mute e rapide come ombre.

Nel bosco, silenzio e solitudine di tomba. La nebbia, sempre più densa, ne celava i confini; pareva una foresta immensa in uno sterminato deserto.

Non un'orma su quella neve. Fausto era il primo che ne sfiorasse il candore; e i suoi passi risuonavano lugubremente come sulle pietre di un tempio deserto, sotto agli archi slanciati e bianchi, che i rami brinati formavano; lungo le ampie navate.

Che superbe colonne, e quale fantastica architettura!

Quello era il degno tempio della morte; un tempio che in pochi mesi sì sarebbe trasformato completamente, come si sarebbero trasformati i corpi dei due amanti suicidi... ahi, ma per quale diversa trasformazione!...

Improvvisamente la fantasia gli rappresentò quel medesimo bosco quale egli l'aveva veduto in primavera, tutto verde e fiorito; animato dal canto degli uccelli e dal ronzìo degli insetti.

Mai più egli non avrebbe riveduta la primavera!.. E quel bimbo, ch'egli condannava a morire prima di nascere, non vedrebbe mai il sole!...