Ah! se egli avesse avuta la forza di vivere con lei e di amare quel povero bimbo! Se avesse saputo assurgere nella vita al grande ideale della generosità e dell'amore, invece di rifugiarsi nella morte!
Gli mancava la forza. Era un uomo vecchio. Vecchio a ventitrè anni. Un uomo del passato, a cui l'intelligenza e gli studi rivelavano l'avvenire senza alcun profitto, per tormentarlo di più, perchè egli sentisse più intimamente il peso della propria miseria.
Incalzato da questi pensieri, camminava a caso, risalendo i giri tortuosi dell'acqua.
Cresceva il freddo e ricominciava a nevicare. Il cielo si oscurava.
Fausto pareva indifferente, insensibile alle cose esteriori. Cercava sempre e non riusciva a trovare.
Ma che cosa cercava? Una soluzione, o il posto remoto dove morire con Argìa? Neppure lui sapeva. A poco a poco il fascino della morte lo riallacciava. Come sulla campagna, le tenebre si addensavano nell'anima sua.
Non valeva la pena di vivere, di fare uno sforzo così grande, per stare alcuni anni a logorarsi tra le miserie e le volgarità della vita.
La morte era molto più bella!
La morte nell'amore, nell'ebbrezza divina!
Benvenuta la nuova neve che li avrebbe ricoperti come un lenzuolo!