— Già, le sei!... Oh che ti fissi anche tu sulle ore, come quello lì! C'è un contagio, si vede, in questa casa.
La governante entrò col domestico per alzare il malato e farlo mangiare. Le lampade furono accese.
— Perchè svegliarmi nel cuor della notte? — esclamò don Paolo irritato. — Che avete? Siete pazzi? Sono appunto suonate le tre alla torre, e volete farmi alzare... farmi mangiare... Ah! so io cosa volete! Volete portarmi via... È il complotto...
Egli si interruppe, spaventato dai fantasmi della sua immaginazione, ripigliando poscia con voce querula:
— Dov'è Fausto?... dov'è Vittorio? Perchè mi abbandonano ai miei nemici?... Bisogna chiamarli. Su, avvertiteli! Se non vegliano loro è finita!.... È una cosa grave.... un'infamia.... Dove sono?... Rispondete! Argìa? Amelia? Cosa fate lì?.... Chiamate i vostri amanti!.... Ah! essi dormono, poveretti: dormono a quest'ora, e voi altre siete qui... d'accordo coi miei nemici. Ecco! È poco vero che sono tradito? I cattivi approfittano dell'ora in cui i miei ragazzi dormono.
«Ah! i gesuiti! i gesuiti! Quando c'entrano i gesuiti, non c'è speranza!.... Sono i gesuiti che mi ammazzano. Mi hanno sempre odiato. Adesso mi spiano per cogliermi nell'abbandono. Sì, sì, li ho visti passeggiare sui tetti, là!...
«E lei... e lei... signora Luisa, si lascia raggirare!
«Pss!... Non se n'abbia a male. Non dico che sia complice!... Ma debole femmina: un bel giovanotto... una parola dolce... sempre l'amore, sempre! Le donne ci perdono la testa!
«E io, povero vecchio, che non ho più speranza di amore, che nessuno ama, muoio, abbandonato, in mano ai miei nemici!
«Mi vogliono portare via... in un altra casa... per farmi morire più presto... più presto!.. Già una volta mi hanno portato... Si ricorda signora Luisa? E ho patito tanto allora... tanto!