Ebbene? Decadeva forse? Per quei pochi brividi? Per quel senso di spezzatura che ogni tanto lo forzava a curvarsi?...

Ah! I cinquant'anni, le prime avvisaglie della inevitabile sconfitta! Anche per lui sarebbe suonata l'ora fatale, anche per lui!...

Tutto ciò in confuso; più sentito che pensato.

Con un movimento quasi inconsapevole, egli scattò a guisa di protesta, per il bisogno, innato in lui e strapotente, di trovarsi forte; di vincere tutto e sopra tutto l'età.

Argìa intanto era rimasta nella sua immobilità, presso alla finestra, gli occhi fissi sul padre, domandandosi che cosa egli avrebbe risoluto e a quali altre dure prove l'avrebbe messa.

Finalmente egli tornò presso di lei e si mise a sedere quasi calmo.

— Spegni quella lucerna, mi dà noia. Ora vieni qui: siedi accanto a me. Io voglio salvarti, figlia mia! Abbi confidenza in me. Sono tuo padre, ti adoro. Non pretendo di essere stato un santo nella mia vita, ma come padre non ho rimorsi: ho amato teneramente tutti i miei figli, te specialmente. Voglio salvarti, dunque: salvare l'onore della mia povera casa! Ma tu, assecondami per carità! Senti bene: è necessario agire subito: noi dobbiamo essere prudenti, avveduti: non possiamo affidarci al caso... Senti, Fausto può morire: è molto aggravato, sai! Se non morirà tanto meglio... Non piangere così, perdio!... Farò di tutto perchè non muoia. Intanto però bisogna ch'egli ti sposi. Io gli parlerò in nome dell'onore; che diamine, è un uomo!... Tu poi gli parlerai del tuo amore...

— No, babbo!

Ella stava ora di fronte a lui, la testa alta, gli occhi fissi, con qualche cosa di rigido, di teso nella persona e nella espressione del volto.

— No! — ripetè — e la sua voce morì come strozzata.