Si rimise a camminare in su e in giù, per riflettere, per cercare. La tenerezza gli recava un leggiero accasciamento; le sue spalle si curvavano un poco e la sua larga schiena si arrotondava. Visto così, nella luce livida, il bel professore appariva assai meno fresco e giovane. L'accasciamento non era soltanto esteriore. Qualche cosa di strano accadeva nel buio della sua coscienza.

La grande sicurezza che l'aveva sostenuto in tutti i momenti, pareva scossa: e il benefico convincimento di avere sempre operato saviamente, correttamente, e che ciò bastasse nella vita, minacciava di sfasciarsi: un vago dubbio sorgeva nel punto più riposto, più imprecisabile della sua compagine. Forse qualche volta aveva fatto meno bene che non credesse...

Forse... nel suo affetto c'era più egoismo..

Si raddrizzò come uno che si prepara a combattere un nemico occulto.

Assurdo! La sua coscienza aveva torto di tormentarlo!

Sorgeva il giorno.

I beccucci della lucernina avevano una bracetta rossa in mezzo alla fiamma torbida, agonizzante; e la luce di fuori, sempre più diffusa, recava nell'ampia stanza quel senso di freddo e di tristezza che mette i brividi dopo una notte di veglia.

Per una singolare coincidenza di luce e di colore, il Pisani ebbe la visione di un'altra alba, lontana di molti anni. Era il tempo delle guerre contro lo straniero. Un cielo livido, un paesaggio piatto, biancheggiante per la brina caduta nella notte; e nello stanzone dove sostavano dopo una marcia forzata di sette ore, una lucernetta agonizzante... così! Arrivavano tardi per aiutare; lo scontro era terminato, il nemico aveva ceduto il campo. Si sentiva il rullo dei tamburi che si allontanavano malinconicamente nella nebbia. Quanti morti! Quanti feriti sparsi sulla spianata!...

Presto all'opera!

Ed egli ci s'era messo all'opera, con tutto l'ardore della gioventù. Lavorava per quattro, fresco, arzillo, come se si fosse alzato allora. Tutti lo benedicevano; tutti gli obbedivano e l'ammiravano. Ah! quelli eran tempi!