Argìa indietreggiò atterrita. Nel medesimo tempo le passò per la mente come un lampo la promessa fatta a Fausto di non rivelare quel segreto funesto. Si riprese e balbettò:

— Non voglio che mi sposi così...

— Ah!

Le braccia protese ricaddero lentamente, ma i pugni restarono chiusi.

Vi fu un silenzio.

Il professore tornò a sedere. Cercò di calmarsi e non parlò finchè non fu padrone di sè.

Quando cominciò aveva la voce sicura e dolce, l'accento persuasivo.

— Capisco ciò che tu hai voluto dire. In fondo il tuo rifiuto deriva da un sentimento delicato, nobile; malgrado ciò, rimane insensato. E poi... tu non pensi che all'amante. E il... bambino? Vuoi tu mettere al mondo un miserabile, senza nome, senza padre?

Il viso di Argìa tradì una intensa commozione.

Egli se ne compiacque: aveva toccata la corda sensibile.