— Vedi! Non ci avevi pensato alla tua creatura! Lasciati dunque guidare da me. Vedi come è buono tuo padre!

— Sì, tu sei buono, e ti ringrazio... Ma io non posso... non voglio!...

— Ah! No!... Sei cattiva e ostinata. Ma non importa. Farò senza il tuo aiuto: e tu obbedirai, come è tuo dovere. E ora va! La mia pazienza è esaurita. Va!...

Argìa fece per ritornare da Fausto; ma il professore la prese per un braccio e la strappò via.

— Non di là!... A casa devi andare. Non lo vedrai più, giacchè non vuoi che ti sposi, sgualdrina!...

— Oh! babbo! babbo!...

E s'attaccava a lui per seguirlo. Ma egli la respinse brutalmente e chiuse l'uscio a chiave.

Prima di rientrare dall'ammalato, il Pisani volle ricomporsi e riflettere, su quello che doveva fare.

Le due stanze attraversate prima al buio, erano ora abbastanza chiare. Una era la camera di Vittorio; l'altra, l'anticamera che metteva alle scale. Restò nella prima e si gettò su un divano perchè gli pareva d'avere le gambe rotte. La testa chinata fra le mani, cercò di raccapezzarsi, di riflettere. Ciò che un momento prima gli era parso facilissimo, gli si presentava ora sott'altro aspetto.

Bisognava parlare a Fausto dell'imminente pericolo... vale a dire prostrarlo nell'istante in cui aveva il maggior bisogno di tutte le sue forze! Se moriva, la desolazione di Argìa avrebbe rinfacciato eternamente, al padre, quell'imprudenza, come un omicidio!.. E Argìa stessa poteva morire, uccidersi!.. Non aveva ella detto: «Morirò anch'io?...»