Il professore si incamminò, come sollevato da un gran peso; la fortuna fedele non l'abbandonava neppure in quel frangente! Tornava giovine; era sempre forte.
Un'occhiata gli bastò a giudicare dello stato di Fausto. Qualche cosa d'insolito era avvenuto: una crisi che poteva condurlo a salvamento od a morte nel volgere di poche ore. I pomelli accesi, di un rosso più intenso, facevano paura. Ma il raggio di limpida intelligenza che brillava nei dolci occhi, era una speranza.
— Ebbene Fausto? Come stai?...
— Non saprei... La morte mi è passata accanto: mi ha sorriso e mi ha dato un consiglio...
— Dà consigli la morte?...
— Qualche volta...
— Vediamo intanto il termometro!...
Con terrore, che non riuscì a nascondere, il Pisani constatò ancora un aumento di temperatura. Fausto sorrise tristamente e un'ombra gli oscurò la fronte. Ma in quel medesimo istante entrò nella camera Argìa al fianco di Vittorio, e la fronte oscurata si rischiarò.
— Oh! Argìa non m'abbandonare! Mi hai lasciato, e ho sognato di morire!...
Pallida, ma sicura in volto, ella si chinò su lui e lo baciò, mormorando: