Il pranzo volgeva al suo termine, in mezzo alla gioia e alle conversazioni sempre più animate e festose. I convitati, per la maggior parte studenti dell'Università, futuri medici e futuri avvocati, ma più medici che avvocati, avevano naturalmente un buon umore comunicativo, una giocondità espansiva.
Il professor Pisani, un luminare della scienza, soleva riunire così tutti gli anni gli amici più intimi e i migliori suoi allievi alla fine delle vacanze, sul morir dell'autunno, nella sua villa, poco discosta dal Borgo di S. Patrizio nei dintorni di Pavia.
La festa non era mai riescita come quell'anno; i giovani non erano mai stati così amabili; egli stesso non si sentiva da molto tempo la mente così libera da preoccupazioni, il cuore tanto leggero.
Alcuni suoi scolari lo interessavano particolarmente. Un gruppo di giovani eccezionali! Si eran fatti conoscere fin dal primo anno. Peccato che ormai fosse l'ultimo! Presto se ne sarebbero andati quei bravi giovani, andati via per il mondo a portare la scienza e la vita; mentre il povero professore rimaneva inchiodato sulla sua croce. Essi eran come le onde del mare che si rinnovano continuamente e mutano sito, mentre lui era un rudero di quel gran porto universitario.
Fortunatamente egli non persisteva in questo tono di vecchia elegia così poco d'accordo col suo tipo di uomo allegro e positivo.
E poi, non tutti se ne sarebbero andati!....
Uno ritornava intanto: Fausto Lamberti ritornava.
In fondo tutti sapevano che la piccola festa era tutta in onore di quel ritorno. Ma si taceva discretamente. Il viso pallido e serio di Argìa Pisani, la primogenita del professore, non incoraggiava gli scherzi nè le allusioni. Fausto pure sembrava preoccupato. E gli amici intimi si domandavano sommessamente: — Che cosa pensano? Cosa faranno?... L'amerà essa ancora? Gli perdonerà il lungo abbandono?
Se l'aspetto sereno del professore rispondeva già trionfalmente a cotali dubbi, don Paolo Giudici li mise tutti in tacere con una sola frase.
— Mio nipote è ritornato e non ripartirà più! — esclamò egli in un momento d'espansione, mentre i suoi occhi languidi di vecchio si fermavano con tenerezza su Fausto ed Argìa, abbracciandoli in uno sguardo.