Fausto obbedì. Pensò che si trovava davanti a una crisi di nervi e che bisognava lasciarla passare.
— Dove vuoi andare?...
— Laggiù... dove c'è un po' di luce. Quest'ombra è opprimente.
Andò diritta al frutteto, camminando a passi concitati lungo i filari dei mandorli e dei peschi.
L'anima sua sosteneva un fiero conflitto, tale conflitto terribile, che Fausto neppure immaginava.
Egli la seguiva tristamente, ma non senza speranza. La crisi sarebbe passata presto, e nel susseguente periodo di calma, egli avrebbe parlato ancora chiamando in suo aiuto nuovi argomenti più efficaci...
Non era possibile ch'essa non l'amasse, dacchè soffriva a quel modo. E poichè l'amava, doveva pure ascoltarlo un momento o l'altro.
Il sole era scomparso, ma larghe striscie rosse, gialle, rosate e violacee, tingevano qua e là il pallido azzurro del cielo. Le cime della rovere e del faggio che decoravano il cortile della villa ed erano i due più alti alberi dei dintorni, serbavano ancora un'aureola rosata.
Argìa si fermò improvvisamente appoggiandosi con le spalle al tronco di un pesco.
Guardava dinanzi a sè nel vuoto; ma quelle due corone luminose attirarono le sue pupille.