L'impeto disperato di quel dolore così nuovo l'aveva trascinato. Del resto riconosceva il proprio torto: lei non aveva alcun dovere verso di lui: era liberissima di amare un altro. Ma, se non amava un altro, se era vero che amava lui come negli anni passati... prima ch'egli si fermasse a Mantova quei maledetti mesi: se era vero quello che aveva detto, che lei pure soffriva... e questo si vedeva, povera Argìa!... se le cose stavano a quel modo, ella non poteva pretendere ch'egli si rassegnasse a perderla così, senza un perchè formidabile... forse per una ubbia!...

— No?... non è un'ubbia? Allora una sventura immensa... una cosa terribile?... Tu taci! Non neghi?... Oh! Argìa! Se tu sapessi quali sospetti, quali smanie desti nel mio povero cuore!...

La fanciulla ebbe un gesto desolato.

Un brivido corse le vene del giovine.

Eppure, non voleva arrendersi. Voleva combattere per la propria felicità: conquistarsela col sangue del cuore. E la speranza, sostenuta dall'energia dell'amore lo riconduceva al primo pensiero: che Argìa non potesse credergli, che il dubbio le avesse spezzato il cuore.

— Senti Argìa, io ti comprendo! È per me che non vuoi... Sei nell'equivoco doloroso che i parenti miei e la gente pettegola hanno fatto sorgere fra noi. Tu credi ch'io abbia un impegno a Mantova con la contessina d'Arco... o almeno, pensi che l'abbia avuto e che io non mi sia sciolto completamente e temi, e non vuoi metterti in un conflitto umiliante e penoso. Se così fosse avresti ragione. Ma non è così. Io non ho alcun impegno. Non furono altro che chiacchiere. Un momento, sì... lo confesso... ho temuto di essere costretto a cedere alle preghiere della mia mamma... Sono sincero, l'avrei accontentata tanto volentieri povera mamma mia! È stata infelice tutta la vita, e ha concentrato tutte le sue speranze in me!... Ma non ho potuto: il mio cuore si è ribellato: il mio cuore non poteva amare che te. E per te sono tornato qui, libero, e scevro di qualunque indelicatezza verso la contessina. Non le ho mai detto una parola d'amore: non le ho promesso nulla: posso giurarlo. Tu mi puoi credere perchè ho fatto lo stesso con te; non ho parlato fino a che non sono stato sicuro di sposarti. E tu mi credi, lo vedo. Dunque calmati, amore mio! Non piangere più: saremo felici: tanto felici!...

Argìa non rispose.

Si era lasciata cadere su un monticello di terra, e tornava a piangere, con la fronte nelle mani, piegata in due, annichilita.

Gli ultimi splendori del sole, riverberati sui punti più alti, sparivano.

Il breve crepuscolo autunnale moriva nel freddo grigio della nebbia. Un vento crudo, venuto su con la sera, portava in giro le foglie sparse, con un rumore leggero di cose morte. Sembrava quasi che la campagna, improvvisamente abbrunata, presentisse la grande malinconia del vicino inverno.