— Non ancora. Prima di lasciarci intendiamoci bene. Non vi è equivoco tra noi?... Tu credi alle mie parole. Sai che ti amo più di quanto tu potessi immaginare: che non ho altri impegni: che non ti ho tradita. È così, vero?
Ella fece un leggero cenno di affermazione.
— ... E con tutto questo... è impossibile che noi siamo uniti?...
Argìa sentì tutto il significato terribile di questa domanda; sentì la voce che tremava; e tuttavia rispose senza esitare:
— Impossibile...
— Dunque.... l'impossibilità è.... dalla tua parte?
— Sì. Dalla mia parte. Per questo ho parlato. Tu mi hai accusata di falsità, di menzogna....
— Oh! Argìa! Ti ho domandato perdono e tu mi hai perdonato!
— Sì. Ma resta sempre vero che mi hai accusata. Ebbene: se fossi falsa e civetta e perfida, avrei cercato d'ingannarti!...
Ella gli dava del tu, così, senza badarvi, quasi senza sapere; e questa carezza del linguaggio pronunciata con quell'accento, agghiacciava il cuore di Fausto.