Mostrava agli uomini il suo disprezzo per una vita schiava ed incompleta: diceva chiaramente a tutti, che piuttosto di venire a patti con le miserie della vita, con le inevitabili debolezze, voleva scendere nel sepolcro, libero e forte, e con l'amor suo.
Dunque? Era deciso: sarebbero morti insieme!
IV.
— Fausto! — chiamò don Paolo svegliandosi — Vittorio! Perchè mi avete lasciato dormire così tardi? Dovevo andare in Duomo, dovevo alzarmi presto!...
I due giovani si appressarono al letto, con premura, ma senza inquietudine. Sapevano; era sempre così.
Quando don Paolo si svegliava, non si rammentava più di nulla. Qualunque ora fosse, trovandosi a letto, credeva fosse mattina e si lagnava perchè l'avevano lasciato dormire troppo tardi.
Essi gli presero le mani e si chinarono su lui accarezzandolo.
— Perchè siete venuti così presto? Cosa facevate?...
— Fausto aveva da scrivere per il suo professore; io fingevo di studiare il codice e guardavo fuori della finestra quella pazzerella di Amelia che mi canzonava.
L'infermo sorrise vagamente alla evocazione dalla graziosa immagine. Ma il languido sorriso presto scomparve, e due lagrime colarono sulle scarne gote.