Ed era miracolo se non precipitava dal letto.
Ad un certo punto, mentre gridava; «Faccio da me!» cadde col viso sulle coperte, piegato in due come un cencio.
Allora soltanto, profondamente umiliato, ma dissimulando sempre e facendo le viste di scherzare, si lasciò prendere e sostenere.
Lo vestirono alla meglio, e lo fecero sedere in poltrona, adagio adagio perchè le sue gambe indurite si piegavano difficilmente.
Egli si lasciava fare, un po' sbalordito, con un vago sorriso sul labbro, un'ombra negli occhi ancora intelligenti.
La porta fu aperta senza rumore, e una donna alta e magra, vestita di un abito di lanetta verde che pareva nuovo e contava degli anni — sottana liscia, senza una gala, senza un drappeggio; vita a sacchetto; goletta bianca di tela e grembiale nero — entrò nella camera mostrando il suo viso di creatura sofferente, rallegrato da un largo sorriso benevolo.
— Oh! signora Luisa, finalmente! Che cosa porta?
— L'acqua tepida per farle la toilette, come tutti i giorni prima del pranzo. Bisogna farsi belli quando si aspettano delle belle visite; non è vero?
— Basta che vengano poi!
— To!... Non vengono tutte le sere?