— È sempre una bamboccia — sentenziò l'ufficialetto discorrendo colla sorella maggiore. — Non sei riescita a tirarla su seria come te!

Uno strano sorriso passò sulle labbra coralline e tumidette di Argìa, e le lunghe ciglia dei suoi grandi occhi azzurri si chinarono per velare il lampo corruscante delle pupille.

— È stata sempre così seria la signorina? domandò Fausto Lamberti a Filippo, guardando la fanciulla con inesprimibile tenerezza.

— Sempre! È stata la nostra provvidenza fin dal giorno in cui abbiamo avuto la disgrazia di perdere la mamma. Sebbene abbia un anno meno di me, l'ho sempre considerata come il vero capo della famiglia. E non solo io, ma anche lui, il tuo professore...

— Basta Filippo!... — supplicò la ragazza posandogli una mano sulla bocca appena ornata da due nascenti baffetti.

— Acchiappata! Acchiappata!... Chi sei?... Dà una voce!

— Ah!...

— Argìa! Argìa! Argìa!...

E la birichina si strappò la benda per affrettarsi a legarla sugli occhi della sorella.

— Mi avevi vista!