— Sempre coerente! — sentenziò con burlesca solennità il piccolo zoppo. — Odio la scuola! Detesto l'avvocatura!.. E non muto parere per volger d'anni e mutar d'eventi. Ho un carattere fermo.
Una scoppiettante risata accolse la fiera protesta. Gli studenti di medicina batterono le mani; due o tre futuri avvocati domandarono la parola.
— Bravo! Bene!
— Silenzio! È negata la parola ai mercanti della medesima!
In mezzo al baccano due avvocatini incominciarono una difesa burlesca dell'avvocatura.
— Avresti dovuto fare come me! — diceva Filippo Pisani, il brillante ufficialetto tanto contento di se medesimo che si portava per esempio. — Io non ho voluto saperne di studi classici e nessuno ha potuto forzarmi, sebbene...
— Giuochiamo a mosca cieca!.... Giuochiamo a mosca cieca! — gridò in mezzo al chiasso una vocina fresca.
E una figuretta svelta, che non era ancora di donna e non più di bambina, si gettò nei gruppi interrompendo dispute, troncando frasi, persuadendo a tutti che bisognava giuocare, per riscaldarsi, per divertirsi.
— Quando Amelia vuole, non c'è verso di contraddirla!
Tutti cedettero. Il giuoco cominciò e Amelia si lascio bendare gli occhi per dare il buon esempio.