L'ebbrezza cerebrale che Fausto aveva trasfuso in lei l'abbandonava così; ed ella cadeva, da quella vertiginosa altezza nel più profondo scoramento.

Ma no, no, non voleva essere tanto debole: era una vergogna.

Lasciarsi abbattere voleva dire mancare alla promessa che aveva fatta a Fausto: voleva dire deluderlo ancora.

Doveva deluderlo in tutto?... Era dunque proprio vero che lei non poteva essere la vera compagna dell'uomo che amava?

Perchè si amavano tanto se così era?...

Fausto diceva che si amavano appunto per quello; che le loro indoli così diverse e nel medesimo tempo così affini anelavano a quella conflagrazione per trasformarsi o distruggersi.

Ma questo la opprimeva, lei.

Inconsciamente sentiva che Fausto aveva la parte bella, mentre a lei rimaneva la parte odiosa. Lui, dotato di un forte ingegno, buono, amato, ricco e... senza colpe — sì, senza colpe lui, poichè seppure ne aveva assai più di lei, in lui non contavano!... lui si sacrificava per lei... dava la vita utile e bella, per una ragazza caduta che non poteva più vivere onestamente nella società... Era lei che l'uccideva. Per lei usciva dal mondo quella intelligenza elevata, quel cuore nobile, che avrebbe fatto tanto bene all'umanità!

Lui era il generoso; e poteva esaltarsi e inebbriarsi della sua propria generosità, dimenticando le cose positive! Era naturale!

Ma lei?