Ah! lei non faceva che il male perfino morendo! E lo sentiva e ne era schiacciata, perchè lei non aveva alcuna illusione generosa per consolarsi. Da parte di lei, la gioia, l'esaltamento, non potevano essere che egoismo.

E la sua anima femminile, educata al sacrificio, predisposta al sacrificio dall'eredità atavista di tanti milioni di donne: la sua povera anima soffriva acutamente di quello spostamento di parti.

Nè gl'istinti ribelli, che pure erano in lei così manifesti, bastavano a farle accettare tale situazione.

Al pari di tutte le donne di cuore, ella era ribelle soltanto di fronte alla ingiustizia, alla crudeltà e alla prepotenza del maschio e delle leggi sociali che fanno a lui la parte del leone.

Di fronte all'amore, e al sentimento generoso dell'uomo amato, ella era trascinata da una forza ineluttabile ad immolarsi completamente, felice di essere schiava, gelosa della sua destinazione al sacrificio, come di un tesoro dovuto a lei sola.

Ritornò al suo posto nella galleria; riprese il lavoro.

Voleva dominarsi; non voleva uscire dal ciclo di pensieri che Fausto le aveva suggeriti. Era anche questa una specie di dedizione della sua volontà; un rinunciamento: il solo sacrificio concessole; e vi si aggrappava.

Ma invano ella voleva limitare lo spazio alla sua fantasia, e mantenere il suo dolore nella via tracciata.

Involontariamente ritornava sul passato, su quel passato doloroso e incredibile, che non poteva raccontare.

Gli avvenimenti si svolgevano nella sua memoria, come erano succeduti realmente quattro mesi prima; e, forse per la millesima volta, ella si sforzava ad analizzarli, a scrutarli, a comprenderli.