Il suo petto era oppresso; la sua testa, in fiamme; respirava faticosamente.

Discese al buio: attraversò i corridoi e alcune stanze, senza far rumore, senza inciampare. Andò diritta al verone della sala; aprì la portiera, poi le persiane, adagio adagio, con precauzione, e scese nella corte.

I cancelli erano chiusi; ma lei non voleva uscire.

Il vecchio Fido le si accostò dimenando la coda. Ella gl'intimò di ritirarsi nella sua cuccia.

Camminava lentamente sull'erba umida di rugiada e quel contatto faceva bene ai suoi piedi stanchi e indolenziti. Provava un sollievo in tutto il corpo.

Non più oppressione, nè affanno.

Ma la sua anima cosa diceva?

Non le era mai riuscito di rammentarsene.

Quando rievocava quei momenti funesti e cercava di penetrare nello stato dell'anima sua, non riusciva a scoprir nulla. Un gran buio era dentro di lei.

Andò diritta fino alla panca di pietra, al piede della rovere, e il breve tragitto bastò a stancarla. Si lasciò cadere sulla panca: appoggiò le spalle al tronco coperto di musco.