Voleva ricordarsi: voleva sapere. E non le riusciva!...
Certi giorni era più tranquilla. Metteva ogni cosa sul conto della febbre: doveva aver delirato, e nel suo cervello indebolito erano rimasti i fantasmi del delirio....
Ma la notte la gettava nella disperazione, ridandole la coscienza della realtà.
Il professore decretò che dopo quella febbre l'aria della campagna non le conveniva più.
Argìa ritornò con le amiche in città, dove passò giorni tetri, sconsolati.
Eppure la sua speranza non era completamente estinta: di tratto in tratto risorgeva nell'animo contristato. Ella si sentiva portare in alto da un nuovo soffio di vita, e le sue illusioni rinverdivano. Fausto sarebbe ritornato, e lei non poteva essere indegna di lui....
Ma una circostanza, da prima non avvertita, dissipò l'ultimo inganno. La sua salute deperiva tutti i giorni. Ella aveva dei sintomi strani che un angoscioso pudore le vietava di palesare.
Nel settembre, ritornando in villa, rivedendo quei luoghi, si ricordò improvvisamente di tutto.
Ah! non sogno era stato; non sogno, ma irreparabile realtà!...
Era perduta!